foto © Andrea Veroni
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Sergej Rakhmaninov, La roccia op.7, fantasia sinfonica
Sergej Rakhmaninov, Suite dall’opera Aleko
Introduzione – Danza delle donne – Intermezzo – Danza degli uomini
Pëtr Il’ič Čajkovskij, Sinfonia n° 4 in fa min op. 36
Andante sostenuto. Moderato con anima
Andantino in modo di canzona
Scherzo. Pizzicato ostinato – Allegro
Finale. Allegro con fuoco
Orchestra Filarmonica della Scala, Riccardo Chailly direttore
Torino, Auditorium Giovanni Agnelli, 8 settembre 2026
Chailly, la Russia e il Fato: una Filarmonica della Scala travolgente
Scambio di orchestre tra Torino e Milano per MITO Settembre Musica 2026: lunedì la Filarmonica di Torino si è esibita al Teatro Dal Verme, martedì la Filarmonica della Scala è arrivata al Lingotto Agnelli dove Riccardo Chailly ha scelto un programma interamente russo, accostando Pëtr Il’ič Čajkovskij e Sergej Rachmaninov: due compositori separati da una generazione, ma uniti dall’idea che la musica possa raccontare, senza bisogno di parole, ciò che accade nelle zone meno tranquille dell’animo umano.
Fra i due corre anche un significativo legame biografico. Quando il giovanissimo Rachmaninov si affacciò sulla scena musicale russa, Čajkovskij era già il compositore più celebre del paese e riconobbe subito il talento del collega. La sua morte, nel 1893, colpì profondamente Rachmaninov, che gli dedicò il Trio élégiaque n. 2. Riunirli nello stesso programma significa dunque raccontare anche un ideale passaggio di testimone.
Ad aprire il concerto è il ventenne Rachmaninov con La roccia (Утёс), fantasia per orchestra op. 7 del 1893. Molti dei caratteri della sua musica sono già presenti: atmosfere notturne, colori scuri, malinconia, la capacità di trasformare un paesaggio esteriore in paesaggio dell’anima.
Il titolo rimanda ai versi di Lermontov posti in testa alla partitura: una nube dorata trascorre la notte sul petto di una gigantesca rupe e al mattino riparte, lasciando la vecchia roccia sola nel deserto. Ma dietro la composizione c’è anche Durante il viaggio di Čechov, racconto di un incontro fugace fra un uomo tormentato e una giovane donna. Rachmaninov non traduce queste suggestioni in una narrazione letterale: gli interessano i contrasti fra immobilità e movimento, oscurità e luce, solitudine e apparizione.
Chailly coglie perfettamente questa natura sospesa della pagina. Non forza il giovane Rachmaninov verso il sentimentalismo del compositore maturo, ma ne mette in evidenza la qualità atmosferica e soprattutto la già sorprendente sapienza orchestrale. La Filarmonica risponde con una tavolozza raffinatissima: archi compatti senza diventare opachi, legni capaci di emergere come voci individuali, ottoni sorvegliati anche nei momenti di maggiore densità. Chailly lascia respirare le transizioni e costruisce i crescendi senza anticiparne il culmine: la tensione nasce dall’interno, per accumulo, anziché essere imposta dall’esterno.
Ancora più indietro porta Aleko, l’opera in un atto con cui Rachmaninov, appena diciannovenne, concluse nel 1892 gli studi al Conservatorio di Mosca. Tratta da Gli zingari di Puškin, racconta di un uomo che fugge dalla società in cerca della libertà ma scopre di non saperla concedere alla donna che ama e quando Zemfira sceglie un giovane zingaro, la gelosia di Aleko esplode nell’omicidio di entrambi. Come si vede, soggetto di sconcertante attualità.
Nella Suite orchestrale Chailly fa emergere il Rachmaninov uomo di teatro. È forse qui che l’intesa con la Filarmonica della Scala diventa più evidente: un’orchestra che porta nel proprio DNA il senso della scena, del gesto, dell’attesa. I cambi di atmosfera hanno immediatezza teatrale, le danze acquistano nervo senza diventare pesanti, mentre le grandi espansioni liriche conservano ampiezza e cantabilità. Chailly governa una massa sonora ricchissima con notevole chiarezza: anche nei fortissimi le sezioni restano leggibili, le voci interne non vengono sommerse e il colore non diventa mai semplice volume. È un Rachmaninov vigoroso ma non enfatico, nel quale il direttore mostra quanto il futuro sinfonista sia già contenuto nel giovanissimo autore d’opera.
Dopo l’intervallo, con la Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 di Čajkovskij, il concerto raggiunge il proprio centro di gravità. Composta fra il 1877 e il 1878, durante i mesi tormentati del matrimonio con Antonina Miljukova e dell’inizio del rapporto epistolare con Nadežda von Meck, la Quarta è dominata dall’idea del Fato: la forza inesorabile annunciata subito dagli ottoni e destinata a ritornare nei momenti decisivi.
Chailly ne offre una lettura di grande tensione ma tutt’altro che monolitica. La celebre fanfara iniziale non è soltanto fragorosa: ha peso, durezza e soprattutto una funzione strutturale. Da quel gesto il direttore fa discendere l’intero primo movimento, mantenendo saldo il lungo arco formale e impedendo che i continui contrasti emotivi si trasformino in episodi isolati. È proprio il controllo dell’architettura uno dei maggiori meriti dell’esecuzione: Chailly sa dove la musica deve arrivare e dosa tempi, accelerazioni e masse sonore con una lucidità che rende inevitabili anche le esplosioni più violente. In questa costruzione ha un ruolo determinante il timpano, incisivo ma mai debordante: i suoi interventi non aggiungono semplicemente potenza, ma scandiscono i punti di tensione della forma e danno al ritorno del Fato una concretezza quasi fisica.
Nel secondo movimento la Filarmonica mostra l’altra faccia della propria qualità: il canto malinconico non viene caricato di languore, ma respira con naturalezza, sostenuto dalla morbidezza degli archi e dalla qualità dei legni solisti. Chailly evita ogni compiacimento e lascia parlare la semplicità della linea, ottenendo una malinconia tanto più intensa quanto meno sottolineata.
Magnifico il gioco di precisione dello Scherzo, con gli archi in pizzicato: leggerissimi, mobili, perfettamente coordinati, capaci di creare quella singolare impressione di immagini che appaiono e scompaiono. Gli interventi dei legni e degli ottoni cambiano continuamente la prospettiva senza spezzare l’unità del movimento. Qui la virtuosità della Filarmonica non è esibizione, ma capacità di trasformare l’esattezza tecnica in fantasia.
Nel Finale Chailly libera invece tutta l’energia dell’orchestra. La festa popolare procede con slancio incalzante, ma senza perdere trasparenza; quando ritorna brutalmente il tema del Fato, l’effetto è tanto più impressionante perché preparato da un crescendo attentamente calibrato. Gli ottoni hanno potenza senza coprire il resto dell’orchestra, gli archi mantengono definizione anche alle velocità più sostenute e il timpanista è protagonista di una prova formidabile per precisione, energia e varietà d’accento: colpi secchi e nettissimi imprimono alla pulsazione un’urgenza drammatica senza mai appesantire il tessuto orchestrale. La conclusione acquista così una forza quasi fisica, ma non si riduce a una corsa verso il fortissimo: resta l’ambiguità di una vittoria conquistata più per volontà che per autentica liberazione.
È questo, in definitiva, il maggiore pregio della lettura di Chailly: coniugare controllo e abbandono, precisione e teatralità. La Filarmonica della Scala gli offre una qualità strumentale altissima, ma soprattutto una duttilità che permette di passare dal chiaroscuro di Rachmaninov alla violenza emotiva di Čajkovskij senza uniformarne i linguaggi. Il suono è pieno ma articolato, brillante senza diventare aggressivo; e dietro la spettacolarità si avverte sempre una precisa idea della forma.
Il pubblico del Lingotto lo comprende e l’entusiasmo raggiunge temperature altissime. La Filarmonica, del resto, non dimentica di appartenere al massimo tempio italiano della lirica e agli applausi risponde tornando idealmente a casa con la Sinfonia da La forza del destino, forse la più bella delle sinfonie verdiane. Dopo tanta Russia, Verdi arriva come un bis insieme naturale e irresistibile. Chailly e l’orchestra vi riversano slancio teatrale, eleganza e potenza, chiudendo una serata nella quale il virtuosismo non è mai stato fine a sé stesso, ma sempre posto al servizio dell’espressione.
(anche su lesalonmusical.it)
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