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Richard Wagner, Die Feen
Die Feen: il giovane Wagner alla ricerca della propria voce
Prima dell’Olandese volante, di Tannhäuser e Lohengrin, prima dell’immenso progetto dell’Anello del Nibelungo e della rivoluzione teatrale di Bayreuth, c’è un Richard Wagner poco più che ventenne che cerca ancora la propria strada. Die Feen (Le fate), prima opera compiuta del compositore tedesco, appartiene a questo momento di formazione: un lavoro giovanile nel quale il futuro autore del Tristan und Isolde parla ancora il linguaggio dell’opera romantica tedesca, ma lascia già intravedere alcuni temi destinati a diventare centrali nel suo teatro.
Wagner scrisse personalmente il libretto, come avrebbe fatto per tutte le sue opere successive, tra gennaio e febbraio del 1833, iniziando subito dopo la composizione musicale e completando la partitura all’inizio del 1834. Il soggetto deriva principalmente dalla fiaba teatrale La donna serpente di Carlo Gozzi, rappresentata per la prima volta nel Settecento. Wagner trasforma però liberamente il modello italiano, adattandolo alla sensibilità del Romanticismo tedesco e costruendo un universo sospeso fra mondo umano e soprannaturale. Al centro della vicenda si trovano la fata Ada e il mortale Arindal il cui amore è sottoposto a prove terribili.
Atto I. Nel regno delle fate, Zemina e Farzana sono preoccupate per la sorte di Ada, decisa a rinunciare alla propria immortalità per amore di Arindal, re di Tramond. Otto anni prima, durante una battuta di caccia, Arindal aveva inseguito una cerva misteriosa fino a raggiungere il mondo incantato, dove aveva incontrato Ada e se ne era innamorato. La fata aveva accettato di unirsi a lui a una condizione: per otto anni Arindal non avrebbe dovuto interrogarla sulla sua vera identità. Dal loro amore sono nati due figli, ma poco prima dello scadere del termine Arindal ha infranto il divieto, provocando la separazione dalla moglie. In un paesaggio roccioso, Arindal ritrova il fedele Gernot e incontra Morald e Gunther, giunti alla sua ricerca. I due gli portano notizie drammatiche: durante la sua lunga assenza il padre è morto e il regno di Tramond è stato invaso dal re Murold, che pretende inoltre di sposare Lora, sorella di Arindal. Il sovrano deve dunque tornare fra i suoi sudditi e assumersi nuovamente le proprie responsabilità. Ada, tuttavia, non intende rinunciare all’amato. È pronta a lasciare il mondo delle fate e a diventare mortale, ma per farlo deve sottoporre Arindal a un’ultima, terribile prova. I due si incontrano nuovamente e Ada gli chiede di formulare una promessa: qualunque cosa accada e per quanto terribili possano apparire le sue azioni, Arindal non dovrà mai maledirla. Il re giura. I due amanti si separano in attesa della prova decisiva.
Atto II. Nel regno di Tramond la situazione appare disperata. Il popolo e i guerrieri attendono da Arindal la salvezza dall’invasione nemica, mentre Lora e Morald cercano di sostenere la resistenza. Ada ricompare insieme ai due figli avuti da Arindal. Ha inizio la prova imposta dal mondo delle fate. Davanti agli occhi increduli del marito, Ada sembra gettare i bambini tra le fiamme. Poco dopo giungono altre notizie sconvolgenti: l’esercito di Tramond sarebbe stato sconfitto e Morald sarebbe scomparso. Il comandante Harald sostiene inoltre che una parte delle truppe è stata annientata da un esercito guidato dalla stessa Ada. Arindal è travolto dall’orrore. Tutto ciò che vede sembra dimostrare che la donna amata sia in realtà responsabile della rovina della sua famiglia e del suo regno. Incapace di conservare la fiducia promessa, dimentica il proprio giuramento e maledice Ada. In quell’istante l’inganno si dissolve. I figli sono vivi e le terribili azioni attribuite ad Ada erano soltanto apparenze destinate a mettere alla prova Arindal. Anche la presunta catastrofe militare assume un significato diverso: Ada non ha tradito il marito, ma ha combattuto contro Harald, che si è rivelato un traditore, mentre le sorti della guerra volgono infine a favore di Tramond. Ma è ormai troppo tardi. Arindal ha pronunciato la maledizione che aveva giurato di non pronunciare. Come punizione per il fallimento della prova, Ada viene condannata a essere trasformata in pietra per cento anni. Di fronte alla perdita della donna amata e alla consapevolezza del proprio errore, Arindal precipita nella disperazione e perde la ragione.
Atto III. A Tramond viene celebrata la vittoria, ma Arindal non è più in grado di governare. Il potere passa a Lora e Morald, mentre il re, sconvolto dalla follia, continua a cercare Ada. Una nuova possibilità di salvezza gli viene offerta grazie al mago Groma. Arindal riceve tre oggetti magici: uno scudo, una spada e una lira. Con essi dovrà affrontare il regno sotterraneo nel quale Ada, trasformata in pietra, è tenuta prigioniera. Zemina e Farzana cercano ancora una volta di ostacolarlo, tentando di impedirgli di raggiungere la fata. Questa volta, però, Arindal supera le prove. Protetto dallo scudo e armato della spada di Groma, affronta e sconfigge le potenze soprannaturali che gli sbarrano il cammino. La forza delle armi, tuttavia, non può restituire la vita ad Ada. Davanti alla figura pietrificata dell’amata, Arindal impugna allora la lira. È la musica, non la forza, a compiere l’ultimo prodigio: attraverso il suo canto appassionato riesce a spezzare l’incantesimo e Ada ritorna in vita. La prova è finalmente superata. Come ricompensa per il coraggio e la fedeltà dimostrati, Arindal riceve l’immortalità ed entra definitivamente nel regno delle fate, dove vivrà insieme ad Ada. Il mondo terreno viene invece affidato a Lora e Morald, destinati a governare Tramond. L’opera si conclude così con la definitiva unione dei due amanti e con il passaggio di Arindal dalla condizione umana alla dimensione soprannaturale.
Dietro la struttura apparentemente convenzionale della fiaba si riconoscono già alcune delle grandi ossessioni del Wagner maturo. L’amore è una forza capace di oltrepassare i confini dell’esistenza ordinaria; la redenzione richiede una prova estrema; il mondo visibile nasconde una realtà più profonda; il protagonista deve attraversare perdita, disperazione e trasformazione prima di raggiungere una condizione superiore. Sono idee che Wagner svilupperà in forme ben più complesse nelle opere successive, ma che in Die Feen compaiono già con sorprendente chiarezza.
Musicalmente, tuttavia, siamo ancora lontani dalla rivoluzione del dramma musicale wagneriano. Die Feen appartiene pienamente alla tradizione della romantische Oper tedesca. L’influenza di Carl Maria von Weber è particolarmente evidente, insieme agli echi dell’opera tedesca e francese dei primi decenni dell’Ottocento. La partitura conserva numeri musicali riconoscibili, arie, duetti, ensembles e grandi interventi corali; il rapporto continuo fra orchestra, parola e azione che caratterizzerà il Wagner della maturità deve ancora nascere.
Eppure sarebbe riduttivo ascoltare Die Feen soltanto come un esercizio di apprendistato. L’ambizione orchestrale, il gusto per le grandi scene d’insieme, il fascino del soprannaturale e soprattutto la ricerca di una continuità drammatica mostrano un compositore che sta già tentando di superare i modelli ricevuti. Persino il ruolo decisivo attribuito alla musica nel finale – Arindal libera Ada dalla pietrificazione attraverso il proprio canto – assume, retrospettivamente, un significato particolare nell’evoluzione dell’estetica wagneriana.
Il destino dell’opera fu però singolare. Wagner non riuscì a farla rappresentare e Die Feen rimase ineseguita durante tutta la sua vita. La prima assoluta ebbe luogo soltanto il 29 giugno 1888 al Königliches Hof- und Nationaltheater di Monaco di Baviera, sotto la direzione di Franz Fischer: cinque anni dopo la morte del compositore.
Per questo Die Feen occupa un posto particolare nel catalogo wagneriano. Non è ancora il Wagner che cambierà la storia dell’opera, ma è forse proprio questa distanza a renderla affascinante. Ascoltarla significa entrare nel laboratorio di un artista ventenne, osservando il momento in cui tradizione e futuro convivono ancora: da una parte fate, incantesimi e forme dell’opera romantica; dall’altra, in embrione, l’idea di un teatro musicale destinato a trasformare radicalmente l’Ottocento.
Die Feen compare sporadicamente nei cartelloni, soprattutto tedeschi, ma rimane una delle opere di Wagner meno rappresentate. Le due produzioni sceniche più recenti sono quelle del Landestheater Neustrelitz, presentata il 31 maggio 2025 – regia di Isabel Hindersin con Kenichiro Kojima sul podio della Neubrandenburger Philharmonie – e quella dello Staatstheater Meiningen, inaugurata il 15 settembre 2023 con direttore Killian Farrell e regia di Yona Kim.
Non esistono video commerciali dell’opera integrale nella sua versione originale. C’è però un vero e proprio DVD di Die Feen pubblicato da Belvedere Edition nel 2013, registrato alla Wiener Staatsoper nel 2012, con Kathleen Kelly direttrice e Waut Koeken regista. Non è l’opera integrale, bensì la versione per bambini realizzata dalla Staatsoper. Il DVD dura infatti appena 47 minuti.
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