Sonntag aus Licht

Karlheinz Stockhausen, Sonntag aus Licht

Colonia, Staatenhaus, 9 e 10 aprile 2011

Stockhausen e l’utopia del teatro cosmico

Sonntag aus Licht (Domenica da Luce) è un’opera di Karlheinz Stockhausen articolata in cinque scene e un congedo finale, su libretto scritto e assemblato dallo stesso compositore. È l’ultima, in ordine di composizione, delle sette opere che costituiscono il monumentale ciclo Licht (Luce). La prima rappresentazione scenica completa avvenne soltanto nel 2011, oltre tre anni dopo la morte di Stockhausen.

Nel complesso universo simbolico di Licht, ogni opera è associata a un giorno della settimana. La domenica rappresenta l’unione mistica tra Eva e Michele, dalla quale nasce la nuova vita del lunedì. La settimana non possiede quindi un vero principio o una vera conclusione, ma assume la forma di una «spirale eterna», secondo la concezione cosmologica elaborata dal compositore.

Le diverse parti di Sonntag aus Licht furono commissionate separatamente e conobbero inizialmente esecuzioni autonome in forma concertistica. La prima scena, Lichter—Wasser (Luci—Acque), fu composta tra il 1998 e il 1999 su commissione della Südwestrundfunk per il Festival di Donaueschingen. La prima esecuzione ebbe luogo il 16 ottobre 1999 presso il Baar Gymnasium di Donaueschingen.

La seconda scena, Engel-Prozessionen (Processioni degli angeli), venne commissionata dal Groot Omroepkoor, il coro della radio olandese di Hilversum, e dal suo direttore artistico Jan Zekveld. Composta nel 2000, fu presentata per la prima volta il 9 novembre 2002 al Concertgebouw di Amsterdam, sotto la direzione di James Wood e David Lawrence, con le coreografie di Machteld van Bronkhorst.

La musica della terza scena, Licht-Bilder (Immagini di luce), nacque invece da una commissione del Centre de Création Musicale Iannis Xenakis di Parigi, mentre la componente visiva fu sostenuta dal Zentrum für Kunst und Medientechnologie di Karlsruhe. La prima si svolse il 16 ottobre 2004 al Festival di Donaueschingen. Tra gli interpreti figuravano Suzanne Stephens al corno di bassetto, Kathinka Pasveer al flauto, Hubert Mayer come tenore e Marco Blaauw alla tromba. Stockhausen stesso curò la proiezione del suono.

La quarta scena, Düfte-Zeichen (Segni di profumi), fu commissionata da Peter Ruzicka per il Festival di Salisburgo del 2003. Composta nei primi mesi del 2002, venne eseguita per la prima volta il 29 agosto 2003 alla Perner Insel di Hallein, nei pressi di Salisburgo. L’organico comprendeva numerosi cantanti, un sintetizzatore e un complesso sistema di diffusione sonora controllato dallo stesso Stockhausen.

Particolarmente originale è la concezione delle due versioni di Hoch-Zeiten (Tempi supremi o Matri-moni), rispettivamente per coro e orchestra. Le due composizioni devono essere eseguite contemporaneamente in sale differenti, creando un’esperienza musicale parallela. Commissionate per il Festival de Música de Canarias, furono presentate il 1º febbraio 2003 a Las Palmas de Gran Canaria, con il coro e l’orchestra sinfonica della radio della Germania occidentale. La prima tedesca seguì a Colonia il 14 febbraio.

L’ultimo elemento completato fu il Sonntags-Abschied (Congedo della domenica), adattamento per cinque sintetizzatori di Hoch-Zeiten für Chor, realizzato nel 2003. La prima esecuzione avvenne il 1º agosto 2004 a Kürten. All’interno dell’opera il brano è concepito per essere diffuso attraverso cinque canali nel foyer o all’esterno della sala, eventualmente accompagnato da proiezioni visive. Stockhausen ne elaborò anche altre versioni, tra cui Strahlen, per percussionista e nastro a dieci canali, e Klavierstück XIX, per sintetizzatore e nastro a cinque canali.

Proben zu Karlheinz Stockhausens LICHT-BILDER aus dem Zyklus SONNTAG aus LICHT / Oper Koeln in Zusammenarbeit mit der musikFabrik / Hubert Mayer, Tenor / Marco Blaauw, Trompete / Chloe L Abbe, Floete / Fie Schouten, Bassklarinette / Benjamin Kobler, Synthesizer / Kathinka Pasveer, Klangregie / Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), Roland Olbeter und Franc Aleu, szenisches Konzept / Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), Inszenierung / Roland Olbeter, Buehne / Franc Aleu, Video / Chu Uroz, Kostueme / Dr. Thomas Ulrich, Dramaturgie / Andreas Grueter, Licht / Igor Kavulek, Ton / Athol Farmer, Choreographie / 07.04.2011 / Staatenhaus am Rheinpark / Koeln

In Sonntag aus Licht, Stockhausen pone al centro il Sistema solare e le relazioni tra i pianeti che orbitano intorno al Sole. La Terra e la vita sono rappresentate come il risultato dell’unione tra luce e acqua, elementi protagonisti della prima scena. L’intera opera celebra poi l’evoluzione della vita — vegetale, animale e umana — inserendola in una dimensione cosmica dominata da pianeti, satelliti e costellazioni. Più che sull’azione drammatica tradizionale, Sonntag si fonda su una concezione rituale e meditativa, nella quale assumono particolare importanza il movimento nello spazio, la luce e la disposizione degli interpreti.

Scena 1: Lichter—Wasser costituisce la prima scena e il saluto iniziale (Gruss) dell’opera. Dopo un duetto tra il soprano, che rappresenta Eva, e il tenore, identificato con Michele, entrano gli orchestrali, distribuendosi tra il pubblico disposto in settori triangolari. Ogni musicista possiede una lampada e un bicchiere d’acqua. Diciassette strumenti dal registro acuto sono associati a luci blu e alla formula musicale di Michele, mentre dodici strumenti più gravi, illuminati di verde, corrispondono alla formula di Eva. La musica attraversa lo spazio secondo due strati simultanei e dodici successive onde sonore, collegate simbolicamente ai pianeti e ai satelliti del Sistema solare. I loro nomi, le caratteristiche astronomiche e i significati simbolici entrano anche nei testi cantati. La scena termina con l’uscita degli strumentisti e un nuovo duetto di Eva e Michele.
Scena 2: In Engel-Prozessionen, sette gruppi angelici attraversano fisicamente lo spazio cantando le lodi di Dio in sette lingue. I cori rappresentano gli Angeli dell’Acqua, della Terra, della Vita, della Musica, della Luce, del Cielo e, infine, della Gioia, associati rispettivamente ai sette giorni della settimana. Le lingue impiegate comprendono hindi, cinese, spagnolo, inglese, arabo, swahili e tedesco. A differenza della prima scena, dove il movimento del suono è ottenuto con musicisti immobili, qui la spazializzazione diventa concreta attraverso gli spostamenti dei cantanti.
Scena 3: Licht-Bilder è affidata a due coppie: flauto e corno di bassetto, associati a Eva, e tenore e tromba, associati a Michele. Il tenore celebra Dio attraverso le sue creazioni, dalle pietre fino agli esseri spirituali, mentre immagini luminose accompagnano la musica. Il materiale deriva dalle formule musicali di Eva e Michele elaborate per l’intero ciclo Licht. Le figure sonore delle due coppie vengono progressivamente separate e poi ricongiunte per sette volte, creando grandi sezioni corrispondenti ai giorni della settimana. Anche i movimenti scenici degli interpreti sono rigorosamente composti e integrati con trasformazioni elettroniche del suono. 
Scena 4: La quarta scena, Düfte-Zeichen, ricapitola simbolicamente i sette giorni di Licht, associando ciascuno a un profumo, un’area geografica e una determinata combinazione vocale. Il lunedì corrisponde a Cúchulainn e all’Irlanda; il martedì al Kyphi egiziano; il mercoledì al mastice greco; il giovedì alla Rosa Mystica italo-tedesca; il venerdì a Tate Yunanaka e al Messico; il sabato all’oud indiano; la domenica all’incenso africano. Eva appare infine come Madre Terra, interpretata da un contralto, mentre Michele assume le sembianze di un soprano bambino. I due cantano un duetto mistico, al termine del quale Eva conduce Michele verso un altro mondo.
Scena 5: Hoch-Zeiten viene eseguita simultaneamente in due sale: in una si trovano cinque gruppi corali, nell’altra cinque sezioni orchestrali. Ogni gruppo procede a una velocità indipendente, producendo una complessa sovrapposizione di tempi musicali. Successivamente l’esecuzione viene ripetuta e i due pubblici si scambiano di sala. Nella versione orchestrale compaiono inoltre cinque duetti e due trii che richiamano momenti caratteristici delle sette opere di Licht. Le citazioni seguono l’ordine di composizione delle opere — giovedì, sabato, lunedì, martedì, venerdì, mercoledì e domenica — trasformando Hoch-Zeiten in una sorta di memoria musicale dell’intero ciclo. 
Il Sonntags-Abschied riprende sostanzialmente Hoch-Zeiten per coro, adattandolo per cinque sintetizzatori, che riproducono anche gli aspetti fonetici delle parti vocali originali. La composizione è destinata alla diffusione registrata su cinque canali nel foyer e all’esterno del teatro mentre il pubblico lascia lo spettacolo. Il congedo prolunga così l’esperienza di Sonntag oltre lo spazio scenico, concludendo l’opera come un rituale sonoro che gradualmente si dissolve nell’ambiente circostante.

Era prevista inoltre una scena denominata Luciferium, da eseguire separatamente e contemporaneamente al resto dell’opera. In essa Lucifero sarebbe stato simbolicamente escluso dall’azione e rinchiuso in una sorta di prigione dalla quale avrebbe potuto soltanto ascoltare. Il progetto, tuttavia, non fu mai portato a termine.

Proben zu Karlheinz Stockhausens HOCH-ZEITEN fuer Chor aus dem Zyklus SONNTAG aus LICHT / Oper Koeln in Zusammenarbeit mit der musikFabrik / Kathinka Pasveer, Klangregie / Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), Roland Olbeter und Franc Aleu, szenisches Konzept / Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), Inszenierung / Roland Olbeter, Buehne / Franc Aleu, Video / Chu Uroz, Kostueme / Dr. Thomas Ulrich, Dramaturgie / Andreas Grueter, Licht / Igor Kavulek, Ton / Athol Farmer, Choreographie / 06. und 08.04.2011 / Staatenhaus am Rheinpark / Koeln

La prima rappresentazione scenica di Sonntag aus Licht ebbe luogo postuma a Colonia, il 9 e 10 aprile 2011, nello Staatenhaus della fiera cittadina. La produzione della Cologne Opera coinvolse, tra gli altri, Kathinka Pasveer e Peter Rundel nella direzione musicale e Carlus Padrissa, membro della compagnia catalana La Fura dels Baus, nella regia. 

La scelta dello spazio risultò determinante. All’interno dell’edificio furono realizzate due sale dalle caratteristiche opposte: una circolare, luminosa e simile a un planetario, e una rettangolare, più oscura, dotata anche di una superficie coperta d’acqua. Lo spettatore non assisteva semplicemente allo spettacolo, ma veniva collocato al suo interno, circondato da musicisti, cantanti, danzatori, luci, proiezioni e suoni in movimento. La concezione spaziale di Stockhausen trovava così una realizzazione particolarmente efficace.

Sul piano musicale, la produzione raggiunse risultati notevoli. L’Ensemble Musikfabrik, sotto la direzione di Peter Rundel, insieme a Kathinka Pasveer, responsabile anche della regia del suono, affrontò con precisione una partitura di straordinaria difficoltà. Particolarmente suggestiva risultava Lichter—Wasser, dove le onde sonore attraversavano fisicamente lo spazio, creando la sensazione di una musica priva di un centro stabile. Anche Engel-Prozessionen sfruttava efficacemente la mobilità dei cori, trasformando il movimento degli interpreti in parte integrante della composizione. La critica dell’epoca sottolineò soprattutto l’altissimo livello dell’esecuzione musicale.

Più controverso appariva l’apparato visivo. La Fura dels Baus tradusse l’immaginario cosmico e religioso di Stockhausen attraverso proiezioni, strutture meccaniche, acqua, fuoco, costumi futuristici e immagini monumentali. In Düfte-Zeichen, profumi, elementi naturali e movimenti coreografici trasformavano il teatro in una sorta di cerimonia multisensoriale. L’effetto era spesso spettacolare, ma talvolta l’abbondanza di immagini rischiava di rendere troppo letterale il simbolismo della partitura, sovrapponendo alla musica un universo visivo ridondante.

Proben zu Karlheinz Stockhausens DUEFTE-ZEICHEN aus dem Zyklus SONNTAG aus LICHT / Oper Koeln in Zusammenarbeit mit der musikFabrik / Csilla Csoevari, Sopran / Hubert Mayer, Tenor / Maike Raschke, Sopran / Alexander Mayr, Tenor / Jonathan de la Paz Zaens, Bariton / Michael Leibundgut, Bass / Noa Frenkel, Alt / Benjamin Kobler, Synthesizer / Kathinka Pasveer, Klangregie / Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), Roland Olbeter und Franc Aleu, szenisches Konzept / Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), Inszenierung / Roland Olbeter, Buehne / Franc Aleu, Video / Chu Uroz, Kostueme / Dr. Thomas Ulrich, Dramaturgie / Andreas Grueter, Licht / Igor Kavulek, Ton / Athol Farmer, Choreographie / 06. und 08.04.2011 / Staatenhaus am Rheinpark / Koeln

Il momento più radicale rimaneva Hoch-Zeiten, con coro e orchestra simultaneamente distribuiti nelle due sale e il pubblico chiamato a cambiare spazio per ascoltare entrambe le prospettive. Qui l’utopia teatrale di Stockhausen emergeva nella sua forma più pura: non un’opera da osservare frontalmente, ma un’esperienza da attraversare.

La produzione di Colonia fu dunque insieme concerto, installazione, rito e spettacolo totale. Non tutte le soluzioni sceniche possedevano la stessa forza, ma l’impresa riuscì a dimostrare che Sonntag aus Licht non era soltanto un progetto visionario sulla carta. Nella vastità dello Staatenhaus, il cosmo musicale di Stockhausen diventava concretamente spazio, luce, movimento e suono, offrendo al pubblico un’esperienza tanto eccessiva quanto difficilmente dimenticabile.

Lo spettacolo, caratterizzato da un imponente apparato scenico, audiovisivo e coreografico, comportò tuttavia costi molto elevati: il deficit prodotto, unito alla riduzione dei finanziamenti comunali, contribuì successivamente alle dimissioni del direttore dell’Opera di Colonia Uwe Erik Laufenberg.