Bambina con il pallone, 1980
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Letizia Battaglia, l’opera, 1970-2020
Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia,
16 ottobre 2026
Il coraggio di vedere
Fotografare significa guardare. Ma per Letizia Battaglia significa soprattutto scegliere da che parte stare. La mostra che CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino dedica alla grande fotografa palermitana, dal 17 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, racconta una vicenda artistica e umana nella quale l’immagine diventa testimonianza, denuncia, partecipazione civile e, non da ultimo, un’appassionata dichiarazione d’amore per la vita.
Il percorso restituisce la complessità di un’autrice troppo spesso identificata esclusivamente con le sue fotografie della mafia. Certamente quelle immagini, crude e indimenticabili, costituiscono uno dei capitoli più importanti del fotogiornalismo italiano. Ma ridurre Battaglia alla cronista della violenza significherebbe ignorare la ricchezza di uno sguardo capace di attraversare mondi apparentemente inconciliabili: la morte e l’infanzia, la miseria e l’aristocrazia, le feste popolari e le istituzioni manicomiali, l’impegno politico e il desiderio di libertà.
Pier Paolo Pasolini, 1972
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Gli esordi risalgono alla fine degli anni Sessanta, tra Palermo e Milano, dove Battaglia frequenta ambienti intellettuali e teatrali, incontrando figure come Dario Fo, Franca Rame e Pier Paolo Pasolini. La fotografia nasce inizialmente come mestiere, quasi senza consapevolezza artistica, ma rivela presto una straordinaria capacità di cogliere l’intensità dei volti e delle relazioni umane.
La svolta arriva nel 1974, con il ritorno a Palermo e la collaborazione con il quotidiano L’Ora. In una città attraversata da profonde contraddizioni sociali, Battaglia costruisce un linguaggio diretto, caratterizzato da forti contrasti chiaroscurali, inquadrature ravvicinate e un coinvolgimento emotivo che non concede spazio all’indifferenza.
Le fotografie degli omicidi mafiosi, dei magistrati, dei poliziotti e dei politici collusi diventano documenti imprescindibili della storia italiana. Dall’assassinio di Boris Giuliano alle immagini legate alla morte di Piersanti Mattarella, fino alla stagione del Maxiprocesso e alle stragi del 1992, la sua macchina fotografica registra la progressiva brutalizzazione della società siciliana. Non cerca lo spettacolo della morte: vuole costringere chi guarda a riconoscerne l’orrore.
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Eppure, accanto a questa Palermo ferita, ne esiste un’altra, altrettanto autentica. È quella delle bambine incontrate nei vicoli, dei giochi improvvisati, degli sguardi fieri, dei gesti d’affetto e delle feste religiose. Nella celebre Bambina con il pallone, come nei ritratti delle giovani donne dei quartieri popolari, emerge una sensibilità capace di trasformare l’ordinario in qualcosa di universale. La dignità dei soggetti non viene mai sacrificata alla ricerca dell’immagine suggestiva.
Particolarmente significativa è anche l’esperienza alla Real Casa dei Matti di Palermo, dove Battaglia entra in relazione con i pazienti attraverso laboratori teatrali, denunciando la violenza dell’istituzione manicomiale. Qui, come nelle fotografie delle celebrazioni collettive, il corpo diventa protagonista: fragile, esposto, talvolta grottesco, ma sempre profondamente umano.
Sergio Mattarella sorregge il corpo del fratello Piersanti, ferito a morte da un agguato mafioso, 1980
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Dagli anni Ottanta il suo orizzonte si amplia oltre la Sicilia, mentre crescono il riconoscimento internazionale e l’impegno culturale, editoriale e politico. Dopo il 1992 abbandona il fotogiornalismo di cronaca, senza rinunciare alla fotografia né alla battaglia per una società più giusta.
Ciò che rende ancora oggi necessaria l’opera di Letizia Battaglia è proprio questa tensione irrisolta tra dolore e bellezza, indignazione e tenerezza. Le sue immagini non chiedono soltanto di essere osservate: pretendono una risposta.
La donna e i suoi bambini stanno sempre a letto. In casa non ci sono né luce né acqua. Palermo, 1978
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La mostra torinese invita così a riscoprire non semplicemente una grande fotografa, ma una donna che ha fatto dello sguardo una forma di responsabilità. Perché, nelle fotografie di Letizia Battaglia, vedere non è mai un gesto innocente.
Katia, 1980
⸪
