Luoghi

TEATRO MUNICIPAL

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Teatro Municipal

Rio de Janeiro (1909)

2360 posti

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Durante la seconda metà del XIX secolo, l’attività teatrale nella città di Rio de Janeiro, allora capitale del paese, era molto intensa. Ma la città non possedeva una sala di spettacoli che corrispondesse pienamente alle necessità e che fosse all’altezza della capitale del Brasile. I suoi due teatri, il São Pedro e il Teatro Lírico, erano criticati per le strutture, sia dal pubblico, sia dalle compagnie che vi si esibivano. Dopo la proclamazione della Repubblica Brasiliana (1889), nel 1894 Arthur Azevedo lanciò una campagna per la realizzazione di un nuovo teatro che potesse essere la sede di una compagnia locale. Ma durante quei giorni tumultuosi, la campagna non ebbe l’esito sperato. Venne sì approvata una Legge Municipale che determinava la costruzione del Teatro Municipal, ma questa non fu messa in pratica, nonostante fosse stata applicata una tassa per finanziare l’opera. Il ricavato di questa imposta non fu mai utilizzato per la costruzione del teatro.

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Sarà necessario attendere l’inizio del XX secolo, quando la costruzione del teatro rappresenterà il simbolo del progetto della “Prima Repubblica” per la capitale del Brasile. All’epoca il prefetto Pereira Passos promosse un grande rinnovamento del centro cittadino prevedendo la creazione, a partire dal 1903, della grande Avenida Central (oggi avenida Rio Branco) a somiglianza con i boulevard parigini e fiancheggiata da grandiosi esempi di architettura eclettica. In questo contesto venne indetto un concorso per la costruzione del nuovo teatro, poi vinto da Francisco de Oliveira Passos (figlio del prefetto) che si avvalse della collaborazione del francese Albert Guilbert, su un disegno ispirato all’Opéra National de Paris di Charles Garnier. L’edificio venne iniziato nel 1905 e per decorarlo furono chiamati i più grandi pittori e scultori dell’epoca e scelti artigiani europei per realizzare vetrate e mosaici. Il giorno 14 luglio 1909  il Teatro Municipal di Rio de Janeiro, della capienza di 1.739 spettatori, fu inaugurato dal presidente Nilo Peçanha.

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Nel 1934, il teatro non era più sufficiente di fronte al notevole aumento della popolazione della città, cosicché la capacità della sala fu portata a 2.205 posti. Nonostante la complessità dei lavori di ampliamento, essi furono ultimati in soli tre mesi. Tempo dopo, con alcune modifiche, si portò il numero di posti a 2.361, che è poi rimasta la capienza definitiva. Nel 1975, il teatro rimase chiuso per tre anni per lavori di ristrutturazione e rinnovamento delle attrezzature. Nel 1996 si rese necessaria la costruzione di un edificio ausiliario  per potervi dirottare le prove di orchestra, balletto e compagnie teatrali che, data l’intensa programmazione di eventi durante tutto l’anno, non avevano altrimenti modo e tempo di provare tra uno spettacolo e l’altro. L’interno del teatro è tanto lussuoso quanto la sua facciata, con sculture di Henrique Bernardelli e pitture di Rodolfo Amoedo e Eliseu Visconti, quest’ultimo artefice del maestoso sipario, del fregio sopra il proscenio, del soffitto che sovrasta la platea e delle decorazioni del foyer. La loggia al primo piano è decorata con dipinti su maioliche in stile Art Nouveau.

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Sovrastati dai grattacieli, il Teatro Municipal e il Museu Nacional de Belas Artes testimoniano il passato coloniale della metropoli sudamericana. Nel seminterrato il teatro ospita il ristorante “Assirius” in un incredibile stile assiro-babilonese.

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WAR MEMORIAL OPERA HOUSE

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War Memorial Opera House

San Francisco (1932)

3350 posti

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Nel 1927 a San Francisco furono emessi 4 millioni di dollari in obbligazioni municipali per finanziare il progetto e la costruzione del primo teatro municipale degli Stati Uniti. Gli architetti furono Arthur Brown Jr., che aveva disegnato il City Hall tra il 1912 e il 1916, e G. Albert Lansburgh, un progettista teatrale responsabile dell’Orpheum di San Francisco e dello Shrine Auditorium di Los Angeles. Terminato nel 1932, è uno degli ultimi edifici Beaux-Arts americani e utilizza classiche colonne doriche in una forma sobria e appropriata alla commemorazione dei caduti della Prima Guerra Mondiale.

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L’auditorium è dominato da un enorme lampadario in cristallo e alluminio appeso a un soffitto azzurro ed è decorato da bassorilievi dorati ai lati dell’alto proscenio. Con i suoi 3146 posti a sedere e 200 in piedi è più piccolo del Metropolitan Opera (3800 posti) e della Chicago Civic Opera (3560 posti), ma segue comunque la tendenza dei teatri americani ad avere capacità superiori alle analoghe sale europee.

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Il maestoso ingresso con volta a cassettoni conduce alla sala principale tramite due scalinate. Una grande loggia con colonne binate si affaccia di fronte alla City Hall che è sull’altro lato di Van Ness Ave.

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MARKGRÄFLICHES OPERNHAUS

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Markgräfliches Opernhaus

Bayreuth (1748)

500 posti

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Più che un teatro un luogo di meraviglia, dove lo sguardo si perde tra le sfarzose decorazioni barocche in azzurro e oro. Come ci si può concentrare su quello he avviene in scena in un posto simile? Il Teatro dell’Opera dei Margravi di Bayreuth fu costruito secondo i progetti di Joseph Saint-Pierre (è sua la facciata in stile neoclassico con colonne corinzie), architetto di corte del margravio Friedrich von Brandenburg-Bayreuth e della moglie principessa Wilhelmine di Prussia. Fu inaugurato nel 1748 in occasione del matrimonio della figlia col duca Karl Eugen von Württemberg.

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La principessa Wilhelmine, sorella del re di Prussia Friedrich der Große, aveva fondato una compagnia teatrale nel 1737 e nel nuovo teatro fu non solo direttrice ma anche compositrice (è sua l’opera Argenore) e attrice. Dopo la sua morte nel 1758 l’edificio non fu mai più usato e questo è il motivo del suo eccezionale stato di conservazione.

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L’interno in legno fu progettato dai bolognesi Giuseppe e Carlo Bibiena come recita orgogliosamente l’iscrizione sopra il palco del principe. Il palco fu poco utilizzato dai loro padroni, che preferivano le prime file, ma tutta la sala è stata preservata nelle sue condizioni originali. Solo il sipario non c’è più, trafugato da Napoleone nel 1812. Un secolo e mezzo dopo, la profondità della scena, 27 metri, stimolò l’attenzione di Richard Wagner che nel 1872 scelse Bayreuth come sede per la costruzione di un nuovo teatro per rappresentare le sue opere.

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Caratteristiche sono le scalinate con balaustra che dalla platea salgono al primo piano della balconata e alla loggia reale. Le stesse balaustre incorniciano lo spazio dell’orchestra (qui non c’è il “golfo mistico” vagheggiato da Wagner) e salgono ai palchi di proscenio che ospitavano le fanfare annuncianti l’arrivo dei sovrani nella sala.

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Sono state girate qui alcune scene del film del 1994 Farinelli. Dal 2009 il teatro ospita un Festival Barocco con rappresentazioni di rarità operistiche. Tra il 2012 e il 2018 è stato chiuso per accurati restauri: il governo bavarese ha investito quasi 19 milioni di euro per riportare al massimo splendore questo gioiello che è tra i siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

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Foyer between vestibule and loge with access to staircase

STAVOVSKÉ DIVADLO

Estates Theatre

Stavovské Divadlo

Praga (1783)

650 posti

Narodni Divadlo, Estates Theater, Prague

Il Teatro degli Stati di Praga è uno storico teatro d’opera boemo in stile rococò, tra i più antichi d’Europa e costruito sotto l’influsso degli ideali dell’Illuminismo per poter far accedere tutti alla cultura. L’iscrizione sul frontone della facciata recita infatti in latino «Patriæ et Musis» (Alla patria e alle muse). Originariamente il teatro fu dedicato al Conte Nostitz, nobile patrono delle arti, che ne aveva propugnato la costruzione. Inaugurato nel 1783 con la rappresentazione del dramma Emilia Galotti di Lessing, vide le prime di due opere di Mozart: il Don Giovanni il 29 ottobre 1787 e La clemenza di Tito il 6 settembre 1791. L’11 marzo 1796 vi tenne un concerto pianistico Ludwig van Beethoven.

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Nel 1798 il teatro fu acquistato dagli Stati che costituivano la Corona di Boemia e di conseguente cambiò nome in Real Teatro degli Stati. Qui venne rappresentata nel 1826 la prima moderna opera ceca, Dráteník di František Škroup, e nel 1834 vi fu la prima esecuzione della Fidlovačka di Josef Kajetán Tyl, comprendente il brano «Kde domov můj» (Dov’è la mia casa?) che sarebbe poi diventato l’inno nazionale ceco.

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Nel 1948 il teatro fu ribattezzato come Tylovo Divadlo (Teatro Tyl) dal nome del drammaturgo J.K. Tyl, fino al  1990 quando, alla fine di otto anni di restauro, assunse il nome attuale di Teatro degli Stati.

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STÁTNÍ OPERA

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Státní Opera

Praga (1888)

1200 posti

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L’Opera di Stato di Praga fu inaugurata nel 1888 con Die Meistersinger von Nürnberg di Wagner come Neues Deutsches Theater (Nuovo Teatro Tedesco) perché destinato alla comunità di lingua tedesca residente nella città boema, che allora faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico. Il progetto fu realizzato dalla ditta viennese Fellner & Helmer con l’architetto Karl Hasenauer, lo stesso del Burgtheater di Vienna, e dal praghese Alfons Wertmüller.

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Il grande e complesso auditorium, sovrastato da uno scintillante lampadario d’oro con il sipario di velluto rosso e le magnifiche decorazioni neo-rococò, ha visto sfilare i più grandi  musicisti che hanno fatto la storia della musica mondiale quali Gustav Mahler, Alexander Zemlinsky, Georg Széll, Richard Strauss.

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Durante l’occupazione nazista il teatro, ribattezzato Deutsches Opernhaus (Teatro d’Opera Tedesco), fu utilizzato anche per i raduni e le feste del Reich. Da 1949 al 1989 cambiò nuovamente nome diventando Teatro Smetana per poi assumere definitivamente quello attuale di Opera di Stato. In opposizione al Teatro Nazionale, il repertorio dell’Opera di Stato propone per la maggior parte opere tedesche e italiane.

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NÁRODNÍ DIVADLO

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Národní Divadlo

Praga (1881)

986 posti

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Il Teatro Nazionale di Praga è il più famoso teatro d’opera boemo ed è considerato monumento nazionale della Repubblica Ceca. Espressione dell’identità e dell’indipendenza del suo popolo e patrimonio storico e culturale ceco, è simbolo di una ricca tradizione artistica e musicale sostenuta da sempre dalle più importanti personalità della società boema. Il progetto fu proposto fin dall’inizio del Risorgimento e cominciò ad essere avviato verso la seconda metà dell’Ottocento quando il Comitato per la costruzione del Teatro Nazionale organizzò le prime raccolte di fondi. Il 16 maggio 1868 fu posta la prima pietra della struttura e la fabbrica fu affidata all’architetto Josef von Zítek. Il teatro, quasi terminato, fu aperto 11 giugno 1881 per onorare la visita del principe Rodolfo d’Austria. Richiuso per permettere il completamento prese però fuoco e l’incendio distrusse il tetto. In poco più di un mese i cittadini di Praga raccolsero un milione di corone d’oro per la sua ricostruzione e, dopo altri due anni, la “cupola d’oro” fu riparata secondo i progetti di un nuovo architetto, Josef Schulz, potendo così riaprire al pubblico il 18 novembre 1883 con l’opera Libuše di Bedřich Smetana.

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I piani originali del progetto prevedevano una sala per 2500 posti ridotti quasi subito a 1800. Dopo l’incendio il numero fu ridotto a 1380, ma i restauri avvenuti tra il 1977 e il  1983 hanno limitato ulteriormente la sua capacità a 986 posti. L’edificio potè riaprire nel centenario della sua inaugurazione il 18 November 1983, ancora una volta con una rappresentazione della Libuše.

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L’iscrizione sul proscenio recita NÁROD SOBĚ (La nazione a sé stessa), il motto che sintetizza la missione dell’istituzione. Oggi il Teatro Nazionale di Praga consta di tre complessi artistici – opera, balletto e teatro di prosa – che alternano le loro esibizioni nello storico edificio del Národní Divadlo, all’Opera degli Stati (Stavovské Divadlo), al Hudební Divadlo Karlín, al Nová Scéna e all’Opera di Stato (Státní Opera).

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La vista sulla Moldava e Malá Strana dalla terrazza del foyer del teatro.

 

OPÉRA DE MONTE-CARLO

 

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Opéra de Monte-Carlo

Principato di Monaco (1879)

524 posti

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Con la mancanza di intrattenimenti culturali disponibili a Monaco nel 1870, il principe Carlo III, insieme con la Société des Bains de Mer, decise di includere una sala da concerto come parte del casinò. L’ingresso principale al pubblico della sala era dal casinò, mentre l’ingresso indipendente per Carlo III era sul lato occidentale. Venne completata in otto mesi, sotto la direzione dell’architetto Charles Garnier, che aveva progettato l’Opéra a Parigi. La nuova Salle Garnier ne era una copia in miniatura. La sua capienza era di soli 524 spettatori e come il teatro da cui venne copiata, era in stile Belle Epoque. Venne inaugurata il 25 gennaio 1879 con una recita di Sarah Bernhardt. La prima opera ad essere rappresentata fu Le Chevalier Gaston di Robert Planquette, l’8 febbraio 1879.

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Anche se l’Opéra di Monte Carlo non era originariamente prevista per l’opera, il teatro fu presto utilizzato spesso per questo scopo ed è stato ristrutturato nel 1898-99 da Henri Schmit, soprattutto nella zona del palco, per renderlo più adatto alla lirica. Raoul Gunsbourg ne rimase alla guida per sessant’anni, mettendo in scena delle prime come Lohengrin in francese e Samson et Dalila nel 1892 e la prima rappresentazione scenica di La damnation de Faust di Hector Berlioz. Dai primi anni del XX secolo, la Salle Garnier ospitò celebrità come Nellie Melba ed Enrico Caruso in La bohème e Rigoletto (nel 1902), la prima di Chérubin di Jules Massenet con Mary Garden e Lina Cavalieri nel 1905, la prima di Thérèse di Massenet nel 1907, Feodor Chaliapin nella prima di Don Quichotte di Massenet (1910) e la prima di Roma di Massenet nel 1912. Questa produzione costituì l’inizio di una collaborazione duratura fra Massenet e il teatro monegasco. Due delle opere di Massenet vennero poi rappresentate postume in prima assoluta alla Salle Garnier: Cléopâtre nel 1914 ed Amadis nel 1922.

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Oltre a Massenet, fra i compositori che videro rappresentate delle prime assolute a Monte Carlo si ricordano Saint-Saëns (Hélène con la Melba, 1904); Mascagni (Amica con la Farrar, 1905), L’Ancêtre di Saint-Saëns nel 1907, Déjanire di Saint-Saëns nel 1911, Pénélope di Fauré nel 1913, Puccini con La rondine (Tito Schipa e Francesco Dominici, 1917), L’Enfant et les sortilèges di Ravel diretta da Victor de Sabata nel 1925 e L’Aiglon di Arthur Honegger e Jacques Ibert. Dalla sua inaugurazione il teatro ha ospitato 45 prime rappresentazioni di opere. L’età d’oro della Salle Garnier ora è passata, dal momento che le imprese con piccole sale non sono più in grado di montare produzioni molto costose, tuttavia presenta ancora una stagione con cinque o sei opere.

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TEATRO CARLO FELICE

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Teatro Carlo Felice

Genova (1991)

2000 posti

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Nel 1825 venne indetto un concorso per il disegno di un nuovo teatro dell’opera. La costruzione avvenne su un terreno che in passato aveva ospitato un convento che era stato successivamente abbattuto. Il teatro venne inaugurato il 7 aprile 1828, alla presenza dei sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e Maria Cristina di Savoia, con una serata di gala che iniziò con l’Inno Reale di Donizetti seguito dalla rappresentazione dell’opera di Vincenzo Bellini Bianca e Fernando su libretto del genovese Felice Romani. Gli applausi più fragorosi, dicono le cronache, andarono però alla danzatrice Elisa Vacque-Moulin nel balletto inserito fra i due atti dell’opera. La stagione proseguì poi con lavori di Rossini, Donizetti (Alina, Regina di Golconda) e Morlacchi (Colombo).

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Nel Nuovo Teatro Carlo Felice nel 1852 viene inaugurata l’illuminazione a gas, e nel 1892, per le celebrazioni colombiane, l’illuminazione elettrica. I bombardamenti della seconda guerra mondiale avevano distrutto i solai e le parti in carpenteria del teatro. Erano rimasti i muri perimetrali e, con qualche accorgimento improvvisato, lo si era ancora riuscito a utilizzare per alcune rappresentazioni (in una delle quali aveva cantato Maria Callas). Era stato quindi deciso, dalla municipalità, che la città dovesse rifare in toto il suo teatro, per cui, nel 1946, venne bandito un concorso di architettura. Il primo premio fu assegnato, nel 1950, al progetto del gruppo di Paolo Antonio Chessa. Nel 1951 questi consegnò il progetto esecutivo. Tale progetto non fu mai eseguito e, nel 1963 definitivamente accantonato, affidando l’incarico a Carlo Scarpa, architetto di fama internazionale. Scarpa portò avanti un progetto nell’arco di molti anni, elaborando diverse soluzioni e giungendo ad un progetto definitivo nel 1977, ma morì accidentalmente nel 1978 e, anche se il suo progetto fu approvato nel 1979, la sua idea non giunse mai alla realizzazione. Nel frattempo ciò che rimaneva dell’antico teatro venne demolito, lasciando in piedi il pronao neoclassico e i portici del perimetro esterno; tali elementi sono stati in seguito preservati.

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Nel 1981 fu bandito un altro concorso-appalto a due fasi. Il concorso si concluse nel 1984 e fu vinto dalla ditta Mario Valle s.p.a. di Arenzano, con il progetto degli architetti Aldo Rossi, Ignazio Gardella, Fabio Reinhart. Il progetto proponeva la ricostruzione, quasi letterale, del volume esterno prospiciente la piazza, mentre ipotizzava una immensa torre, quasi il doppio del volume barabiniano, nel lato posteriore. Tale torre doveva contenere il palco, e le relative macchine di scena, i camerini e le sale di prova. La scena era pensata per allestire quattro scenografie contemporaneamente, con una piattaforma mobile. La sala era a cavea. Questa volta il progetto, che venne sviluppato al livello esecutivo, ebbe corso e il 7 aprile 1987 fu posata la prima pietra del nuovo teatro. Nel 1991 la struttura venne nuovamente inaugurata. Il nuovo teatro recuperava, come detto, ciò che rimaneva delle antiche strutture mentre risultava del tutto nuovo negli interni. Vincitore del concorso per il grande sipario, con l’opera “Viva Schönberg”  è stato Giovanni Ceccarelli, in arte Nerone, utilizzando alluminio, rame, ottone, peltro, argento e oro.

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Raimondo Sirotti firma gli arazzi che irrompono con forza cromatica nell’algido foyer. Eseguiti dallo storico laboratorio Pinton di Aubusson gli arazzi riproducono una reinterpretazione contemporanea e suggestiva di due dipinti ora custoditi nel Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti: La Pastorale del Grechetto e il Paradiso di Bernardo Strozzi .

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METROPOLITAN OPERA HOUSE

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Metropolitan Opera House

New York (1966)

3995 posti

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Il primo Metropolitan Opera House era situato tra la 39ª e la 40ª Strada a Broadway. L’edificio venne progettato dall’architetto J. Cleaveland Cady, che aveva scelto per l’esterno un aspetto tipicamente industriale caratterizzato dai mattoncini gialli delle facciate.  Il teatro venne inaugurato il giorno 22 ottobre dell’anno 1883 con il Faust di Gounod in italiano. Il teatro fu completamente distrutto da un incendio nove anni dopo, il 27 agosto 1892. La costruzione del nuovo teatro, nello stesso luogo di quello precedente, fu affidata agli architetti John Merven Carrère e Thomas Hastings. Il nuovo teatro venne aperto nel 1903 e nel 1906 venne installato il sipario caratterizzato dal suo colore oro. Nel 1940 la sala subì alcuni cambiamenti che la portarono fino alla capienza di 3.625 persone sedute e 244 in piedi. Deciso di costruire un nuovo teatro nell’area del Lincoln Center, il vecchio teatro venne chiuso con una serata di gala il 16 aprile 1966. L’edificio originale, non avendo ottenuto lo status di monumento fu abbattuto nel 1967. Il nuovo Metropolitan Opera House venne aperto al pubblico per la prima volta l’11 aprile 1966 con la messa in scena de La fanciulla del West di Puccini. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 16 settembre, con la prima assoluta di Antony and Cleopatra di Samuel Barber.

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Il Metropolitan Opera House è uno degli edifici che compongono il Lincoln Center for the Performing Arts e costituisce l’edificio fondale della Lincoln Center Plaza. L’edificio, progettato dall’architetto Wallace K. Harrison, è rivestito in travertino bianco; la facciata principale, rivolta verso est, è abbellita da cinque grandi archi poggianti su pilastri quadrangolari. Nella sala del teatro, possono trovare posto 3.800 persone sedute e 195 in piedi. Il proscenio è un quadrato di 16 metri di lato e il sipario principale è damascato d’oro ed è il più grande del mondo. Il palcoscenico è altamente meccanizzato, questo permette ogni settimana la rappresentazione di sette spettacoli di 4 o 5 produzioni differenti. Il teatro ospita una stagione tra le più ricche al modo con circa 200 rappresentazioni e una trentina di opere in cartellone ogni anno.

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Il foyer è caratterizzato dallo scalone che collega i vari piani dell’edificio e da 11 lampadari in cristallo raffiguranti le costellazioni.

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L’atrio custodisce due murales opera di Marc Chagall, entrambi di 9,1 m x 11. Essi raffigurano Il trionfo della Musica (parete di sinistra) e Le fonti della musica (parete di destra).

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SLOTTSTEATER

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Slottsteater

Drottningholm (1766)

400 posti

I lavori per il teatro del castello di Drottningholm (Stoccolma) iniziarono alla fine del XVII secolo con l’architetto Nicodemus Tessin padre e terminarono con Nicodemus Tessin figlio. L’interno fu decorato in un sontuoso stile barocco, ma in seguito prevalse il più raffinato stile francese.

Distrutto da un incendio nel 1762 fu riaperto nel 1766 da Carl Fredrik Adelcrantz per la Regina Lovisa Ulrika. La decorazione interna è realizzata con una miscela di stucco, cartapesta e pittura.

Le macchine originali di scena, progettate dall’italiano Donato Stopani, sono ancora perfettamente funzionanti e comprendono una macchina del tuono, una macchina per le onde e una sedia volante, effetti spesso utilizzati nelle produzioni moderne.

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Nel 1920 il teatro è stato restaurato introducendo una illuminazione luce elettrica che imita la luce delle candele. Nel 1991 il teatro, il castello, il Padiglione cinese e il parco sono diventati i primi siti svedesi a diventare patrimonio dell’UNESCO.

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Ingmar Bergman aveva previsto l’utilizzo del teatro per la sua versione cinematografica del Flauto magico (1975) con cui intendeva ricreare la produzione originale al Theater auf der Wieden di Vienna, ma data la fragilità del teatro si preferì ricostruirlo fedelmente negli studi cinematografici del Filmhuset di Stoccolma..

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