Calibano

 

Calibano, l’Opera e il mondo

128 pagine, numero dieci, luglio 2026

Amami!

Una parola sola, un imperativo che è insieme invocazione, desiderio, preghiera e talvolta condanna. È attorno a questa richiesta, tanto semplice quanto impossibile da soddisfare pienamente, che ruota il decimo numero di Calibano, la rivista dell’Opera di Roma, che continua a esplorare il teatro musicale attraverso uno sguardo aperto alla letteratura, alla filosofia, all’arte e alle inquietudini del presente.

L’amore è forse il sentimento che più di ogni altro ha alimentato la storia dell’opera. Dalle passioni travolgenti alle gelosie distruttive, dagli incontri impossibili agli abbandoni, il melodramma ha fatto dell’amore il proprio linguaggio privilegiato. Ma che cosa significa davvero amare? E soprattutto, che cosa si nasconde dietro il bisogno, così profondamente umano, di essere amati?

Il titolo scelto da Calibano contiene già una contraddizione: si può chiedere amore, ma non lo si può imporre. In quella tensione tra libertà e possesso, tenerezza e violenza, attrazione e paura si apre un universo di interrogativi che appartengono tanto alla scena teatrale quanto alla nostra esperienza quotidiana.

Anche la copertina suggerisce questa ambiguità. Le labbra rosse, sensuali e luminose, incontrano il riflesso freddo di una lama. Un’immagine provocatoria, sospesa tra seduzione e minaccia, che restituisce visivamente la duplice natura di un sentimento capace di generare bellezza ma anche sofferenza.

Come nelle precedenti uscite, Calibano invita a superare i confini del teatro d’opera per riconoscere nella musica e nelle storie rappresentate sul palcoscenico le grandi domande dell’esistenza. L’amore diventa così una lente attraverso cui osservare le relazioni, le fragilità, i desideri e le contraddizioni del nostro tempo.

in questo numero Costanza Jesurum affronta la dipendenza affettiva, Giulia Caminito il desiderio femminile nella letteratura, Elia Bonci l’asessualità e Jennifer Guerra la simbologia delle scarpe con il tacco. Il numero comprende inoltre un racconto di Antonella Lattanzi e una testimonianza sul lavoro digitale legato a OnlyFans mentre Alberto Mattioli scrive una «breve storia del sesso nascosto, sublimato e mostrato nell’Opera».

Le immagini di questo numero sono state create da Beatrice Scarpa/moist moon con tecnologie che comprendono strumeni basati su intelligenza artificiale..

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