Libri

Ravel e l’anima delle cose

Enzo Restagno, Ravel e l’anima delle cose

2009 Il Saggiatore, 676 pagine

Come in tutti gli altri suo saggi, Enzo Restagno mescola brillantezza di scrittura ed erudizione con molti esempi musicali a corredo dell’approfondita analisi del suo lavoro.

Musicista congeniale agli interessi dell’autore, che ha sempre privilegiato la musica moderna – famosi e imprescindibili sono stati ai tempi di Settembre Musica i suoi contributi editi dalla EDT sul compositore celebrato ogni anno dal festival torinese – la lettura che egli fa di Maurice Ravel è quella di un compositore di grande attualità senza il quale la musica moderna non sarebbe quella che è stata. In numerosi fitti capitoli il testo è diviso in due parti: nella prima il contesto in cui si è formato e ha vissuto il compositore, allievo al Conservatoire di Fauré, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Sono gli anni che vanno dai Jeux d’eau L’heure espagnole, da Gaspard de la nuit a La valse. Nella seconda abbiamo gli anni di quello che Rostagno chiama esprit nouveau, quelli di Cocteau, Picasso, Satie, da L’enfant et les sortilèges al successo americano al Boléro, il lavoro per il quale, fino a non molti decenni fa, Ravel era univocamente riconosciuto.

«La sua allure così spontaneamente elegante, la gentilezza senza pari e l’intelligenza che riluceva in ogni gesto facevano di lui un dandy che poteva anche parere un “précieux dégouté” [così lo aveva definito Satie], “impassibile e crudele” secondo la definizione di una maitresse à penser come Madame de Saint-Marceax, oppure “nero, elegante e ricco” come piacque descriverlo a Jules Renard nel suo Journal». Elegante compositore che sapeva trasformare il sublime in sottile ironia, rendendo la musica infinitamente più problematica e ricca. Tante sono le definizioni di questo unicum della musica del Novecento.

La musica al rovescio

Mauro Meli, La musica al rovescio

2016 Ponte alle Grazie, 320 pagine

La fotografia in copertina, rappresentante l’interno di un violino in cui la luce entra dalle due effe intagliate nella tavola armonica, fa parte della campagna di immagine dei Berliner Philharmoniker affidata all’agenzia Mierswa & Kluska. Allude in maniera suggestiva al taglio del libro, ossia la visione  da parte di chi sta al di dentro, come dice il sottotitolo: “La musica classica e il teatro d’opera raccontati da un grande direttore artistico”.

«Di mestiere faccio l’organizzatore musicale e teatrale», scrive nella prima pagina l’autore. Mauro Meli è tra coloro che rendono possibili – programmando, trovando i fondi, scritturando gli artisti, comunicando, coordinando e dirigendo – i cartelloni dei grandi teatri lirici italiani. Per trent’anni, da Como a Ferrara, da Cagliari a Milano a Parma ha organizzato festival, stagioni d’opera e tournée con i nomi più prestigiosi. Ogni breve capitolo è centrato su una delle figure i cui nomi vanno, in ordine alfabetico, da Claudio Abbado ai Wiener Philharmoniker.

«Vorrei che da queste pagine emergesse un messaggio positivo, ovvero che quello della musica e del teatro è un mondo bellissimo. Claudio Abbado mi ha insegnato che nella musica bisogna cercare il magico, ma per fare qualcosa di bello bisogna metterci tanto lavoro, tanta ricerca e tanto studio». Questo per ricordarcelo, o per dirlo a chi non lo sa.

Handel

Donald Burrows, Handel

2012 Oxford University Press, 656 pagine

Handel – senza l’Umlaut poiché l’autore è inglese – è il compendio di molti scritti di Donald Burrows, uno dei più grandi conoscitori dell’opera del sassone e vincitore nel 2000 dello Händel-Preis di Halle, la città natale del musicista.

Con il suo libro si è rafforzato l’apprezzamento di questo compositore che ha conosciuto negli ultimi anni una rinascita eccezionale sulle scene mondiali, dove le sue opere sono sempre più eseguite e messe in scena in allestimenti contemporanei e intriganti che evidenziano la modernità del suo teatro musicale.

Living Opera

Joshua Jampol, Living Opera

2010 Oxford University Press, 340 pagine

L’Opera vivente, raccontata da chi la fa: questo promette il libro di Joshua Jampol, giornalista freelance e collaboratore della serie “Ear for Opera” dell’International Herald Tribune.

Venti interviste a registi (Robert Carsen, Patrice Chéreau, Kasper Bech Holten), direttori d’orchestra (Pierre Boulez, William Christie, James Conlon, Kent Nagano, Seiji Ozawa, Esa-Pekka Salonen) e cantanti (Natalie Dessay, Joyce DiDonato, Plácido Domingo,  Renée Fleming, Ferruccio Furlanetto, Simon Keenlyside, Waltraud Meier, Heidi Grant Murphy, Samuel Ramey, José van Dam, Rolando Villazón) per farsi dire in termini molto franchi che cosa vuol dire per ognuno di loro fare l’Opera. L’intervistatore ha il merito di lasciare seguire all’intervistato il suo filo di pensiero arrivando a farci scoprire il lato più intimo e riflessivo di queste star del mondo della lirica. Un tesoro di sorprese e delizie.

L’opera in CD e video

Elvio Giudici, L’opera in CD e video

2007 Il Saggiatore, 2642 pagine

Il sottotitolo “Guida all’ascolto di tutte le opere liriche” sembrerebbe esagerato e promettere quello che non può mantenere. E invece, incredibilmente, non c’è edizione discografica commerciale che non sia inclusa ed esaminata in questo volumone.

Quello che stupisce di più però è che l’imponente lavoro sia il frutto di una sola persona. Ed è questo il carattere peculiare del libro, giacché qui non si troveranno verità assolute, bensì i giudizi, al più condivisibili e comunque sempre intelligenti, di un autore che ha le sue simpatie e antipatie nei confronti di questo o quel cantante, questo o quel direttore d’orchestra.

La ricchezza di valutazioni e osservazioni di questo testo lo rende un unicum nella pubblicistica mondiale facendone uno strumento indispensabile per chiunque ami l’opera. Il suo limite è dovuto al travolgente sviluppo della tecnologia: al tempo della redazione il mezzo principale di registrazione era il disco audio, prima l’LP e in seguito il CD, per cui i video costituiscono solo una piccola percentuale sul totale. Proprio per questo Giudici ha giudicato opportuno intraprendere un altro immane lavoro: quello dell’analisi dei DVD d’opera, con particolare attenzione alle messe in scena. Questo è l’oggetto del suo nuovo frutto librario ancora in progress: L’Opera. Storia, teatro, regia, di cui sono usciti finora i poderosi volumi dedicati ognuno a un secolo e al momento arrivati all’Ottocento.

Nell’edizione del Saggiatore due sono i difetti: il corposo aggiornamento di 490 pagine è stato aggiunto in fondo al volume così da dover sfogliare due volte il libro per trovare quello che si cerca (ma esistono comunque due indici: uno delle opere e uno dei nomi) e la bizzarra scelta di stampare i numeri di pagina sul margine interno del foglio!

Dizionario dell’Opera

Dizionario dell’Opera, a cura di Piero Gelli

1996 Baldini & Castoldi, 1430 pagine

Arricchito di 366 pagine nella sua edizione più recente (2019), il volume compendia oltre 1100 titoli in ordine alfabetico, dall’Abandon d’Ariane di Milhaud allo Zwerg di Zemlinsky. In tutto, più di quattro secoli di sviluppo del teatro musicale.

Per ciascuna opera vengono fornite ampie notizie sulla gestazione, la composizione e la rappresentazione, poi ne viene raccontata la trama e infine ci si sofferma sul valore e la fortuna critica del lavoro. Ogni voce è affidata a un musicologo specialista.

In fondo al volume un utile – prima che venisse in aiuto google – indice degli incipit delle arie.

Il testo è ora consultabile gratuitamente on line.

Divas and Scholars

Philip Gossett, Divas and Scholars

2006 The University of Chicago Press, 677 pagine

Illuminante e accattivante, Divas and Scholars, Performing Italian Operas (Dive e maestri: mettere in scena l’opera italiana) è il racconto di come l’opera arriva sul palcoscenico. Il libro è il frutto delle esperienze personali di Philip Gossett. Appassionato, musicista, studioso e principale autorità mondiale sull’opera italiana.

L’autore inizia tracciando la storia sociale dei teatri italiani del diciannovesimo secolo per spiegare la natura delle partiture musicali e cosa significa parlare di edizione critica. Di come si determina quale musica eseguire quando esistono più versioni di un’opera e quali sono le implicazioni di omettere passaggi di un’opera. Gossett affronta anche questioni di ornamentazioni e trasposizioni, di stili vocali, di questioni di traduzione e adattamento e di aspetti della regia e della scenografia.

Gossett ravviva la sua storia con resoconti delle sue esperienze con importanti compagnie operistiche in sedi che vanno dal Metropolitan all’opera di Santa Fe al Rossini Opera Festival di Pesaro. Il risultato è un libro che affascina sia gli appassionati che i neofiti in cerca di un’introduzione affidabile all’opera italiana.

L’Ottocento

Elvio Giudici, L’Ottocento, Volume secondo: Verdi e Wagner

2018 Il Saggiatore, 1704 pagine

La stazza dei volumi de L’opera Storia, teatro, regia cresce in progressione quasi geometrica. Nella seconda parte dell’Ottocento 1000 pagine sono dedicate a Verdi e 700 a Wagner, i due compositori massimi del teatro musicale del XIX secolo.

Per rendersi conto dell’ampiezza del lavoro del Giudici basti notare che al Don Carlos di Verdi sono dedicate oltre cento pagine e oltre duecento al Ring di Wagner. Decine e decine di DVD scrutati con occhio e orecchio attenti, allestimenti che hanno fatto epoca o soltanto scalpore, ma come dice l’autore «Non è certo un caso se, in epoca recente, le regie meno banali del teatro musicale abbiano riguardato Mozart, Händel, Wagner, Verdi. Autori, cioè, tra i più decisi a porre l’uomo […] al centro dei loro interessi artistici».

Continua il Giudici: «L’opera è tutt’ora un campo artistico tra i più moderni non solo perché fa ascoltare musiche spesso straordinarie, ma perché le molte stratificazioni di cui si compone – lungi dall’appesantirla o limitarla – aprono un ventaglio potenzialmente molto ampio ove dibattere e quindi anche proporre idee sociali, politiche, culturali tutte inerenti alla complessa e multiforme realtà umana. In ambiti siffatti Verdi torreggia».

Verdi e Wagner inscenano la realtà lasciando a uomini e dèi il compito di parlarci del nostro presente. L’opera è sempre attuale.

Il Galempio

 

Piero Rattalino, Il Galempio

2018 Zecchini Editore, 203 pagine

Come L’amore è un dardo di Baricco, anche Il Galempio è la fantasiosa lettura di un verso di un libretto d’opera, in questo caso il «colga l’empio» del concertato finale atto primo del Macbeth di Verdi.

Ne è autore il pianista, musicologo e direttore musicale Piero Rattalino, che si cimenta nel raccontare «fauna e flora del teatro lirico». Un genere, quello dell’aneddotica teatrale, che dai tempi de Il teatro alla moda di Benedetto Marcello ama mettere in risalto in modo satirico o semplicemente divertito il mondo dell’opera lirica. Ma questa volta non sono i/le cantanti con le loro bizze e bizzarrie a farne le spese, bensì direttori, sovrintendenti e presidenti, cui sono dedicati in parti uguali dodici capitoli del testo. In un altro capitolo si ritorna alle stramberie dei libretti d’opera e un altro ancora al “dodipetto”. Il libro è anche una riflessione su come la musica colta, lirica e concertistica, in Italia è stata gestita negli ultimi cinquant’anni, quando si è cercato inutilmente di dare alle attività musicali una disciplina gestionale, una saldezza economica, una finalità sociale ancora ben lontane.

Scritto con modo garbato il testo fa sorridere con intelligenza e illumina anche su alcuni aspetti autobiografici dell’autore.

 

L’anello di Wagner

Giorgio Pestelli, L’anello di Wagner

2018 Donzelli editore, 272 pagine

Il 1848 è un anno fatale per l’Europa: con i ribaltamenti politici «l’idea stessa di civiltà culturale era stata compromessa in modo irreparabile». Per Wagner a Dresda in quel periodo sembra esserci la condizione per far nascere uno dei maggiori monumenti artistici del secolo: Der Ring des Nibelungen, una saga musicale che occuperà il compositore per quasi trent’anni.

In Francia il mondo teatrale era monopolizzato dal grand opéra, in Italia Rossini aveva chiuso la parabola del belcanto col suo Tell, nei paesi tedeschi prendeva piede l’opera romantica nella forma di Singspiel e qui il mito nibelungico non era una novità: la vicenda di Sigfrido e Brunilde era stata raccontata da Friedrich de La Motte Fouqué in una trilogia del 1808-1810 e da Ernest Raupach in una tragedia del 1834. Nel 1844 poi  Friedrich Theodor Vischer in un saggio aveva raccomandato la saga nibelungica come soggetto per una grande opera.

Come sappiamo Wagner inizia allora da La morte di Sigfrido per poi procedere a ritroso nel completare la sua tetralogia.

Il «racconto musicale» de L’anello del Nibelungo è narrato con grande sapienza da Giorgio Pestelli in questo agile volumetto. L’insigne musicologo assume il ruolo di un piacevole divulgatore – ruolo raro nel mondo letterario nostrano essendo più frequente in quello anglosassone – per fornire una guida alla complessità delle quattro opere. Opere  che hanno superato il tempo e le mode per la «infallibilità di musicista teatrale, miracolosa capacità di suscitare immagini di natura e spaccati dell’animo umano con la forza dell’invenzione musicale» del suo autore.