Mese: marzo 2015

TEATRO DELL’OPERA

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Teatro dell’Opera

Roma (1880, 1928)

1700 posti

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Il Teatro dell’Opera di Roma porta anche il nome Teatro Costanzi da quello del suo artefice, Domenico Costanzi, che nel 1874 fece costruire lungo la nuova via Nazionale prima l’Hotel Quirinale e poi,  sul terreno confinante, il teatro d’opera che nella nuova capitale ancora mancava. L’albergo comunica ancora oggi col teatro attraverso un passaggio che garantiva la massima privacy agli artisti: da una porta in fondo al giardino dell’albergo si accede direttamente al corridoio dei palchi di prim’ordine sinistro. Progettato dall’architetto milanese Achille Sfondrini nello stile neorinascimentale allora di moda, fu inaugurato nel 1880 con la Semiramide di Rossini. Il teatro aveva allora 1100 posti.

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Nel 1926 il Comune di Roma acquistò il teatro e ne assunse la gestione. Il regime fascista voleva per Roma un grande teatro di rappresentanza e nell’impossibilità, anche allora per ragioni economiche e organizzative, di provvedere all’edificazione di un nuovo edificio, era stato deciso di fare rinnovare il Costanzi da Marcello Piacentini, uno dei più stimati architetti del momento. Piacentini non avrebbe voluto accettare, avendo presentato un progetto per un nuovo teatro innovativo e non voleva ripiegare su di un lavoro di ristrutturazione, ma alla fine fu costretto ad imporsi un ulteriore radicale ripensamento delle sue ambizioni sulla possibilità di trasformazione del Costanzi, del quale aveva previsto una parziale demolizione.

Il lavoro comprendeva la costruzione del quarto ordine di palchi che venne realizzato nell’estate del ‘28, aggiunta che era stata prevista nell’originale progetto di Sfondrini che vi aveva dovuto rinunciare a causa delle sopraggiunte ristrettezze economiche. Venivano eseguite con maggiore ricchezza le decorazioni e un grandioso lampadario realizzato a Murano, il più grande d’Europa, dominava ora la sala. Il teatro era arricchito da un nuovo sipario di 80 metri quadrati, tessuto da esperte ricamatrici delle Industri Femminile Italiane con la tecnica degli antichi parati ecclesiastici, che andò distrutto in un principio d’incendio nel 1989. Venne ampliato il palcoscenico e realizzata la facciata, fatta avanzare con un portico venutosi a creare su via Viminale, oggi piazzale Beniamino Gigli, dopo la demolizione del confinante Casino degli Strozzi. Il teatro assunse il nome di Teatro Reale dell’Opera e fu reinaugurato il 27 febbraio 1928 con il Nerone di Arrigo Boito.

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Fu poi eliminato l’ingresso di rappresentanza, che si affacciava sui giardini sul retro dell’hotel Quirinale, accessibile da un vicolo cieco oggi non più esistente. L’ingresso principale fu spostato a via del Viminale, ma non fu possibile, per la ristrettezza dei tempi, creare la nuova facciata sulla piazza secondo un progetto più radicale predisposto da Piacentini e rimasto tuttora inedito.

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Il progetto originale di Marcello Piacentini

PALAU DE LES ARTS

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Palau de les Arts “Reina Sofía”

Valencia (2005)

1700 posti

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L’avveniristico “Palazzo delle arti Regina Sofia” è l’ultima struttura facente parte della grande Città delle Arti e delle Scienze progettata a Valencia dal suo famoso architetto Santiago Calatrava. Iniziati nel 1995 i lavori si sono conclusi dieci anni dopo.

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Qui allestita per un concerto la “Sala Principal” per l’opera lirica che ha una delle maggiori buche orchestrali al mondo. La prima opera qui allestita è stata il Fidelio di Beethoven nell’ottobre 2006.

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Il palazzo, alto come una casa di 14 piani e con tre piani sotterranei, ospita altri tre auditorium. Qui sotto la sala per le opere da camera.

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Inizialmente il teatro ha avuto degli inconvenienti tecnici, tra cui cospicue infiltrazioni d’acqua, che hanno fatto cancellare produzioni in programma. Della costosa gestione dell’edificio si dovrà ora occupare, tra le altre cose, il nostro Davide Livermore ora sovrintendente dell’ente lirico valenciano il quale ha scelto come direttori musicali Roberto Abbado e Fabio Luisi. Nella precedente gestione Lorin Maazel aveva diretto qui un fantasmagorico Ring des Nibelungen di Wagner con la messa in scena della compagnia catalana La Fura dels Baus.

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GRAN TEATRE DEL LICEU

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Gran Teatre del Liceu

Barcellona  (1847)

2300 posti

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Diversamente dalla maggior parte dei teatri europei quello di Barcellona non fu costruito dalla casa regnante, bensì da una società di privati, la Societat del Gran Teatre del Liceu ed è per questo che la struttura non prevede un “palco reale”. Alla ricerca di spazi per le rappresentazioni sceniche degli studenti del Liceo si arrivò all’acquisto di un edificio sulla Rambla e l’architetto Joaquim de Gispert d’Anglí fu incaricato di un progetto di costruzione per un nuovo edificio.

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Le spese per la costruzione furono pagate con la vendita dei palchi, ciascuno riccamente decorato. Un incendio nel 1994 distrusse completamente l’auditorium. In cinque anni fu ricostruito identico ad eccezione del soffitto. Ripresa fedelmente è la decorazione della sala risalente al 1909 con i suoi sontuosi stucchi dorati tipici dei teatri europei del XIX secolo e le lampade di ottone e cristallo in forma di draghi.

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Salvato dall’incendio del 1994 è il Saló dels miralls (Salone degli specchi) così come parte dei foyer. Assieme al Real di Madrid è sede di una stagione lirica di livello internazionale.

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TEATRO REGIO

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Teatro Regio

Torino (1973)

1580 posti

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A Torino le vicissitudini del glorioso Regio Teatro disegnato dall’architetto Benedetto Alfieri nel 1740 fanno parte della storia della città. Nel 1936 è distrutto da un incendio e il bando di concorso per la ricostruzione,  pubblicato già nel 1937, viene vinto dagli architetti Aldo Morbelli e Robaldo Morozzo della Rocca. Nonostante continui aggiornamenti e perfino una cerimonia di posa della prima pietra nel 1962, il loro progetto non si sarebbe mai concretizzato: nel 1965, infatti, l’amministrazione comunale promuove una nuova soluzione con l’affidamento dell’incarico all’architetto Carlo Mollino e agli ingegneri Marcello e Adolfo Zavelani Rossi. I lavori hanno inizio nel settembre 1967 per concludersi nei primissimi mesi del 1973. Il Nuovo Teatro Regio viene inaugurato a novembre da I Vespri Siciliani di Verdi con la regia di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano.

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Il teatro non si affaccia direttamente sulla Piazza Castello, bensì sui portici della vecchia facciata rimasta intatta. Un’enorme scultura in bronzo di Alberto Mastroianni, “Odissea musicale”, scorrevole su rulli fa da cancello di ingresso alla corte interna, “atrio delle carrozze”, originariamente pensata per accedere al teatro in vettura, ma ora pedonalizzata.

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Tra il 1995 e il 1996 la sala subisce un importante intervento di restauro acustico e funzionale e di messa a norma, sotto la guida di Roberto Gabetti, Aimaro Isola e Flavio Bruna per l’architettura, e dello studio Müller BBM per l’acustica. Con l’occasione sono sostituiti i materiali dei rivestimenti ed è aumentata la profondità della fossa dell’orchestra.

F-04_restauro.jpgLa modifica senza dubbio più evidente è però quella subita dal boccascena: per esigenze sia acustiche che tecnologiche, sparisce l’originaria apertura “a video” per far posto a un ingombrante boccascena rettangolare che pare quasi incastrato nella vecchia apertura. Resta tuttavia la cornice ellissoidale del vecchio boccascena, ancora ben visibile anche se in parte coperta dai montanti della nuova struttura.

Prada-sipario.jpgQuesta revisione destò non poche polemiche una volta terminata, in quanto di fatto snaturava completamente il disegno “ad ostrica semiaperta” della sala pensato da Mollino. Le critiche furono rivolte soprattutto alla struttura di supporto del nuovo boccascena, la quale consiste di travature reticolari ben in vista che danno quasi l’idea di far parte di un allestimento scenografico temporaneo. Ma il restauro del ’96 portò a un grande miglioramento dell’acustica della sala, per lo più grazie alla sostituzione della moquette con un parquet di legno e proprio al nuovo criticatissimo boccascena. Contemporaneamente si aggiornarono anche le dotazioni tecnologiche e tutti gli impianti furono messi a norma di legge.

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L’aver almeno in parte snaturato il disegno molliniano della sala permise tuttavia di disporre, anche a 40 anni dall’inaugurazione, di uno dei teatri più versatili e tecnologicamente avanzati d’Europa. Caratteristico il sistema di illuminazione della sala: una “nuvola di luce” realizzata con prismi di perspex pendenti dal soffitto.

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Grande sviluppo è stato dato alle scale di disimpegno interno e ai foyer. La stagione lirica ospitata dal teatro è tra le più importanti in Italia. L’orchestra del teatro sotto la direzione musicale di Gianandrea Noseda vi tiene una sua regolare stagione di concerti sinfonici.

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Sotto l’atrio è stato ricavato un teatro più piccolo per concerti e conferenze, il Piccolo Regio Puccini. La sala è costituita da una platea unica capace di 380 posti. Il rivestimento è, come nel foyer, di moquette, qui di colore rosa e le poltrone verde pastello. Alle pareti risaltano i pannelli di Lele Luzzati prodotti nel 1981 per Il Matrimonio segreto di Cimarosa, che rappresentano in modo ironico e naïf l’ambiente dei palchi nei teatri settecenteschi.

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Il Regio com’era prima dell’incendio che lo ha distrutto nel 1936.

 

TEATRO REAL

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Teatro Real

Madrid (1850)

1750 posti

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Dopo trentadue anni di progettazione e costruzione, un regio decreto ordinò il completamento immediato del “Teatro de Oriente” e i lavori di costruzione furono terminati entro cinque mesi. Il teatro, situato proprio di fronte al Palazzo Reale, residenza ufficiale della Regina Isabella II che ne aveva ordinato la costruzione, fu finalmente inaugurato il 19 novembre 1850, con La Favorita di Donizetti. I condizionamenti del sito portarono gli architetti a dare all’edificio la forma di una… bara, cosa che si percepisce chiaramente dall’alto. Se si aggiunge il fatto che il teatro aveva due ingressi, uno per la famiglia reale dalla parte del Palazzo Reale e una per il pubblico dalla piazza, tutto ciò rende l’interno del teatro particolarmente complesso.

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Dal 1867 fu sede del Conservatorio Reale di Madrid fino al 1925 quando fu chiuso per i danni che la costruzione della Metropolitana aveva causato all’edificio. Nel 1966 fu riaperto come teatro di concerti e nel 1990 è stato ristrutturato per ospitare la lirica e riaperto nel 1997. L’auditorium mantiene la struttura originaria in stile italiano e ha recuperato l’arredamento originale di epoca Otocento. Nonostante le piccole dimensioni della platea, la capacità totale è aumentata grazie alle 15 file del  “paraíso”, la galleria sopra il quarto piano, da dove si può godere di una vista frontale e completa del palcoscenico.

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Una ricca serie di foyer in stili e colori diversi e di ambienti riservati ai membri della casa reale completano la struttura interna del teatro che comprende anche un sorprendente ristorante frequentato anche al di fuori dell’attività teatrale. Sotto la direzione artistica dello scomparso Gérard Mortier il teatro ha acquisito una notevole reputazione con una programmazione  di grande interesse.

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La donna del lago

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Gioachino Rossini, La donna del lago

★★★★★

New York, Metropolitan Opera House, 17 marzo 2015

(live streaming)

Una donna sola a combattere contro il testosterone dei maschi

Lo spettacolo approdato ora alla Metropolitan Opera House è stato originariamente prodotto dall’Opera di Santa Fe in quello strano edificio, il Crosby Theatre, considerato uno dei più curiosi teatri d’opera e utilizzato esclusivamente in estate perché formato da una grande platea digradante e una balconata solo parzialmente protette da una copertura a vela che lascia liberi i lati. Lo sguardo spazia quindi al panorama montano del New Mexico al tramonto o ai lampi lontani che aggiungono drammaticità alle rappresentazioni qui tenute. Viene contemporaneamente risolto in modo ecologico anche il problema del raffrescamento in una delle città più calde degli Stati Uniti.

A New York la scenografia dello spettacolo, che vuole richiamare il paesaggio delle desolate lande scozzesi in cui è ambientata la vicenda, è costituito dalle proiezioni sul fondale di cieli solcati da nuvole e meteoriti in questo allestimento prodotto da Paul Curran con le scene e i costumi di Kevin Knight. L’effetto spaziale ottenuto non è proprio quello open air di Santa Fe, ma almeno è ben diverso da quello plumbeo e claustrofobico dell’allestimento di Werner Herzog alla Scala diretto da Muti nel ’92, unica registrazione video esistente a tutt’oggi de La donna del lago. Nel 2011, sempre alla Scala, si era avuta una produzione (con la regia di Lluis Pasqual e la direzione di Roberto Abbado) il cui cast principale si è ripresentato tale e quale al MET.

Donna ambita da ben tre pretendenti e in strenua lotta per la pace contro il ribollente testosterone maschile, Elena ha qui la completa immedesimazione scenica e la prodigiosa vocalità di Joyce DiDonato, interprete di riferimento della parte in questi anni. Inesausta dalla sua intensa partecipazione nei due atti in cui è divisa l’opera, la DiDonato emerge trionfante nel rondò finale con il suo timbro ricco e penetrante, le acrobatiche agilità condotte senza il minimo sforzo, le ornamentazioni impavide ma sempre di gusto. Questa interpretazione stabilisce il culmine della già eccelsa carriera del mezzosoprano del Kansas.

Alla DiDonato si unisce ancora una volta Juan Diego Flórez, forse l’unico Uberto/re Giacomo possibile di questi giorni. Il tenore peruviano ha esibito l’eleganza, il fraseggio, lo squillo che gli riconosciamo, ma qui in forma splendida come non mai.

Finalmente con la gonna, ma è il kilt di quel maschiaccio di Malcom, Daniela Barcellona, unica italiana del cast, anche lei si è dimostrata insuperabile. Timbro di miele e interpretazione magnificamente trattenuta, è riuscita a delineare la mascolinità del ruolo senza rinunciare alla dolcezza dell’emissione vocale.

Completa più che degnamente il quartetto delle voci principali un prodigioso John Osborn, anche lui in forma invidiabile. Il personaggio meno simpatico tra i quattro, ha però conquistato il pubblico con lo smalto lucente della voce e la facilità con cui ha emesso i suoi acuti in gara con l’altro tenore e antagonista sulla scena.

Di tutt’altro livello gli altri interpreti.

La direzione di Michele Mariotti è un miracolo di leggerezza e musicalità che crea un equilibrio tra buca e palcoscenico raramente così perfetto. Il maestro respira letteralmente con i cantanti senza però mai perdere lo slancio della musica.

Il pubblico ha giustamente e lungamente acclamato i cinque artefici del successo.

FESTSPIELHAUS

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Festspielhaus

Bayreuth (1876)

1970 posti


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Leggendario e rivoluzionario, il Festspielhaus di Bayreuth è il parto visionario di Richard Wagner. Teatro concepito per ospitare i suoi Gesamtkunswerk, dal 1876, anno della sua inaugurazione con il ciclo del Ring, ad oggi sul suo palcoscenico si sono avvicendate soltanto le opere del maestro di Lipsia. Assieme all’architetto Otto Brückwald e all’ingegnere Karl Brandt il compositore ha edificato un teatro che per struttura e acustica è unico al mondo.

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Basandosi sulle forme del teatro greco, le sue caratteristiche fondamentali sono l’assenza di palchi, la semplicità degli arredi interni, la disposizione semicircolare della sala e la singolare buca per l’orchestra, che sprofonda sotto il palcoscenico e viene coperta da un tetto, così che i musicisti sono totalmente invisibili agli spettatori. Questo elemento fu sempre di vitale importanza per Wagner, poiché permetteva al pubblico di concentrarsi sul dramma e non essere distratto dai movimenti del direttore. Inoltre, il buio in sala era totale, contrariamente a quanto avveniva negli altri teatri dell’epoca, dove la recita di un’opera veniva considerata per lo più come un’occasione di svago o di intrattenimento raffinato mentre si faceva qualcos’altro…

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Nell’edificio si svolge ogni estate il Festival di Bayreuth che attira nella sonnolenta cittadina bavarese migliaia di appassionati della musica di Wagner che hanno avuto la pazienza di aspettare per anni il costosissimo biglietto di una rappresentazione.

Nel bene e nel male, la storia del Festival è indissolubilmente legata alla storia della Germania del XX secolo. Adolf Hitler e il suo ministro della propaganda Joseph Goebbels erano spettatori assidui alle rappresentazioni e l’antisemitismo del compositore aveva contagiato la moglie Cosima, figlia di Franz Liszt, a tal punto che dopo la morte di Wagner, nel 1883, sarà per trent’anni la “guardiana” della sua musica e la direttrice del Festival. Proprio a Bayreuth metterà in scena nel 1888 un’edizione dei Maestri cantori di Norimberga senza «impuri», ossia senza artisti di origine ebraica.

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TEATRO CARIGNANO

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Teatro Carignano

Torino (1786)

800 posti

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Di fronte all’omonimo palazzo, fu costruito dai principi di Carignano alla fine del XVII secolo un teatro in legno per ospitare piccoli spettacoli,  soprattutto ad uso della nobile famiglia. Nel 1752, ormai fatiscente, l’edificio fu ricostruito in muratura su progetto di Benedetto Alfieri, l’architetto che qualche anno prima aveva progettato il Teatro Regio torinese.

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Nel 1786 fu distrutto da un incendio e ricostruito in pochi mesi nelle dimensioni attuali con quattro ordini di palchi. La divisione delle logge era data da cariatidi in cartapesta sovrastate da un capitello ionico. Il soffitto e il sipario furono originariamente dipinti da un ottantenne Bernardino Galliari, ma nel 1845 il pittore Francesco Gonin realizzò la nuova decorazione del soffitto della platea con “Il trionfo di Bacco”.

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Nel 1935 il teatro fu parzialmente rifatto, a seguito dei lavori della nuova via Roma. Nel 2009 sono stati completati importanti lavori di ristrutturazione, di risistemazione generale degli arredi, degli impianti di sala, del palco e di messa in sicurezza. Sono stati altresì ripristinati gli originari ingressi del teatro e l’antica birreria sotterranea, che ora è il foyer della struttura.

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Le poltrone di platea prima dell’ultima ristrutturazione.

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È gestito dalla fondazione del Teatro Stabile di Torino dal 1977 ed è talora utilizzato per la rappresentazione di opere barocche o da camera. Per le sue ridotte dimensioni e per la concorrenza del vicino Teatro Regio, il Carignano è stato infatti dedicato al teatro di prosa, ma qui hanno avuto luogo anche importanti allestimenti lirici: nel 1886 vi fece il suo debutto in Italia il giovane Arturo Toscanini con l’Edmea di Catalani e nel 1888 qui si entusiasmò per Carmen il filosofo Friedrich Nietzsche che da quel momento si allontanò da Wagner.

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TEATRO COMUNALE

 

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 Teatro Comunale

Bologna (1763)

900 posti

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Costruito da Antonio Galli da Bibbiena con un auditorium a forma di campana, fu realizzato principalmente in muratura per prevenire gli incendi. La facciata fu completata da Umberto Rizzi nel 1933. All’interno di molti palchi vi sono ancora le decorazioni che i palchettisti del ‘700 e ‘800 facevano fare secondo i propri gusti. Il Comunale è il primo esempio di teatro dell’opera edificato con fondi pubblici e affittato dalla municipalità.

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ll teatro fu il primo in Italia a rappresentare un’opera di Richard Wagner mettendo in scena nel 1871 il Lohengrin e poi le altre opere: Tannhäuser (1872), Der fliegende Holländer (1877), Tristan und Isolde (1888), Parsifal (1914), “prima” quest’ultima non solo italiana ma anche europea al di fuori di Bayreuth, dove fino ad allora l’opera era stata rappresentata in esclusiva, tanto che Bologna venne soprannominata città “wagneriana” (venne concessa al compositore tedesco persino la cittadinanza onoraria). Storica è la rivalità fra il Teatro milanese e quello bolognese dove nel primo venivano rappresentate le opere di Verdi e nel secondo quelle di Wagner. Attualmente, nonostante una certa difficoltà economica e di gestione, è sede di un’importante stagione lirica.

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Inaugurato il 14 maggio 1763 con l’opera seria Il trionfo di Clelia di Gluck, venne concepito come una vera e propria macchina meccanica dove tutto si doveva muovere. Di particolare interesse infatti è l’inconsueto sottoplatea, ove è collocata una grandiosa macchina a pantografo la quale serviva a sollevare, abbassare e basculare l’intera platea.  Non essendo più necessario questo tipo di movimenti, oggi il meccanismo è stato bloccato, tuttavia sarebbe ancora perfettamente funzionante.

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PALAIS GARNIER

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 Palais Garnier

Parigi (1875)

2000 posti

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La costruzione del teatro ha avuto una lunga vicenda. Charles Garnier, vincitore del bando di concorso decretato da Napoleone III nel 1861, era un artista poliedrico: non solo architetto, ma anche scrittore e ritrattista. Nel suo progetto aveva raggiunto un insieme eclettico di arti e di culture differenti. Per far sorgere l’immenso edificio fu distrutto da Haussmann, che nel frattempo ricreava l’urbanistica della città, un intero quartiere di 12 mila metri quadri. Dopo aver subito parecchie battute d’arresto, la costruzione ebbe un incentivo dalla distruzione a causa di un incendio del vecchio Théâtre de l’Académie Impériale de Musique che aveva lasciato i parigini senza un luogo per la rappresentazione dell’amato balletto.

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Il teatro fu inaugurato  15 gennaio 1875 con una sontuosa cerimonia che comprendeva la rappresentazione del terzo atto de La Juive di Halévy e brani tratti da Les Huguenots di Meyerbeer. Il pubblico era rimasto abbagliato dal solenne scalone di ingresso, dall’intreccio di corridoi, vani, scale, nicchie e pianerottoli e dai sontuosi foyer. L’incongruo soffitto della sala è stato dipinto da Chagall nel 1964 con scene tratte dalle opere più famose. Assieme alla nuova Opéra Bastille, Palais Garnier è sede delle produzioni dell’Opéra National de Paris.

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Nelle fondazioni del teatro c’è un sorprendente lago artificiale in cui si esercitano i vigili del fuoco. L’edificio non dimentica le tradizioni gourmet della capitale francese: oltre al ristorante situato nel mezzanino, sul tetto delle api hanno fatto la loro residenza preferita e il miele ivi raccolto viene venduto nella boutique del teatro.

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