Teatro della Pergola
Firenze (1656)
990 posti
In principio era il Cocomero, perché proprio nel Teatro del Cocomero avevano eletto domicilio quelli della Compagnia detta “dei Concordi”, formata da nobili fiorentini sotto la guida del principe Lorenzo de’ Medici e diventata poi “degli Immobili”, che ritennero però quella struttura angusta. Nel 1652, là dove era il bel pergolato di un tiratoio dell’Arte della lana, posero la prima pietra del futuro edificio, su progetto di Ferdinando Tacca, che venne inaugurato nel 1656 come teatro di corte con l’opera buffa Il podestà di Colognole di Giovanni Andrea Moneglia e facendo del Teatro della Pergola il più antico teatro europeo ancora funzionante.

Un primo ammodernamento fu dovuto all’architetto Filippo Sengher che rinnovò il soffitto e aggiunse un primo ordine di palchi, esigenza dettata dalla proverbiale litigiosità delle famiglie fiorentine che dovevano sì «andare a teatro, ma in spazi separati». A testimonianza di questa maliziosa ipotesi rimangono nell’atrio del teatro alcuni degli stemmi lignei che identificavano, sulla porta dei palchi, la proprietà di ciascuna famiglia. Attualmente sono solo due i palchi di proprietà: il numero 1 del primo ordine, rimasto agli ultimi eredi degli Immobili, e il 25 sempre del primo ordine, riservato al direttore del teatro.
Nel 1718 il teatro diventa pubblico, aperto cioè ai paganti. Un altro intervento nel 1775 del Mannaioni trasforma le sue strutture lignee in murarie e porta il numero di palchi a 84 mentre Antonio Galli Bibbiena affresca il soffitto. Nel 1810 diventa Teatro Imperiale e Bellini, Donizetti e Verdi dirigono qui le loro opere. Quest’ultimo vi fa debuttare il suo Macbeth. Insieme al grande palcoscenico e alla platea altra caratteristica distintiva della Pergola è l’inimitabile acustica, che la rende perfetta per ospitare la musica e esalta le doti di voce degli attori più grandi ed è in gran parte dovuta alla pianta a ferro di cavallo. Il sipario storico si deve a Gaspare Martellini e raffigura il trionfo del Petrarca in Campidoglio. Attualmente il teatro ospita una stagione di prosa, essendo la stagione lirica trasferita al più capiente e moderno Comunale.
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La modifica senza dubbio più evidente è però quella subita dal boccascena: per esigenze sia acustiche che tecnologiche, sparisce l’originaria apertura “a video” per far posto a un ingombrante boccascena rettangolare che pare quasi incastrato nella vecchia apertura. Resta tuttavia la cornice ellissoidale del vecchio boccascena, ancora ben visibile anche se in parte coperta dai montanti della nuova struttura.
Questa revisione destò non poche polemiche una volta terminata, in quanto di fatto snaturava completamente il disegno “ad ostrica semiaperta” della sala pensato da Mollino. Le critiche furono rivolte soprattutto alla struttura di supporto del nuovo boccascena, la quale consiste di travature reticolari ben in vista che danno quasi l’idea di far parte di un allestimento scenografico temporaneo. Ma il restauro del ’96 portò a un grande miglioramento dell’acustica della sala, per lo più grazie alla sostituzione della moquette con un parquet di legno e proprio al nuovo criticatissimo boccascena. Contemporaneamente si aggiornarono anche le dotazioni tecnologiche e tutti gli impianti furono messi a norma di legge.



























