★★★☆☆
«L’enfer t’écoute!»
Le Roi d’Ys è l’opera più celebre del compositore francese Édouard Lalo e rappresenta uno dei contributi più originali al teatro lirico francese della seconda metà del XIX secolo. Frutto di una lunga gestazione compositiva, l’opera fu scritta tra il 1875 e il 1881 ma conobbe la sua prima rappresentazione il 7 maggio 1888 presso l’Opéra-Comique, dove ottenne un successo considerevole e duraturo. Il libretto, firmato da Édouard Blau, si ispira alla celebre leggenda bretone della città di Ys, mitica metropoli costruita sotto il livello del mare e protetta da imponenti dighe che, secondo la tradizione, finirà per essere sommersa dalle acque.
Atto primo. Margared, figlia del re d’Ys, è promessa sposa del principe straniero Karnac in cambio della pace, sebbene ella non lo ami. Margared tiene nascosto il suo vero amore alla sorella Rozenn, poiché anche quest’ultima è innamorata dello stesso uomo, Mylio, che ormai tutti credono morto. Invece Mylio ritorna e Margared ritira il suo consenso alle nozze nella speranza di fare suo Mylio. Karnac, offeso dal gesto, promette di vendicarsi.
Atto secondo. La città è stretta d’assedio da Karnac. Mylio parte per la battaglia contro il nemico sicuro della vittoria, poiché il re d’Ys lo ha avvertito dei buoni auspici avuti da san Corentino e gli ha promesso la mano della figlia Rozenn qualora fosse tornato vittorioso. Margared svela alla sorella Rozenn il suo amore per Mylio e, sentendosi tradita dalla sorella, dal padre e dal suo stesso amore, è furibonda. Così, nonostante le parole di conforto di Rozenn, augura che Mylio possa perire nella battaglia e maledice l’amore fra i due. Tornato vincitore Mylio, come promessogli dal re, sarà lo sposo della figlia Rozenn. Margared, sentendosi tradita da tutti, decide allora di svelare allo sconfitto Karnac il modo per inondare la città di Ys e farla inabissare nell’oceano. I due accorrono nella cappella, dove la statua di san Corentino si anima e li ammonisce, intimando loro il pentimento per i loro cattivi desideri.
Atto terzo. Clima roseo nella città di Ys, dove si celebrano le nozze fra Mylio e Rozenn. Come ricorda Jahel, grande maestro del palazzo, la festa prevede schermaglie amorose fra gli invitati di Mylio e le dame della principessa (Vainement, ma bien-aimée!).
Intanto Margared, sempre più inviperita contro la sua città e istigata dalle parole di Karnac, svela come aprire le chiuse. Il re si duole dell’assenza della figlia Margared, ma Rozenn rincuora il padre dicendogli che sicuramente ritornerà, poiché ella prega affinché Margared torni sana e salva. Margared, nascosta, sente le parole dei familiari e capisce di essere ancora nei loro cuori; comincia così a provare rimorso per ciò che ha fatto. Tutto viene interrotto dalle grida di terrore che arrivano da fuori e Margared appare, esortando tutti a fuggire per salvarsi dalle acque. Mylio rivela al re che Karnac — che egli ha ucciso — ha aperto le dighe e che è necessario mettersi in salvo sulla collina. Margared viene messa in salvo dal padre, nonostante, presa dal rimorso, desideri morire lì. Sul colle tutti sono in preda al panico: l’acqua continua a salire. Margared rivela allora di essere la vittima da sacrificare per placare le acque, poiché è stata lei ad aiutare Karnac nel nefasto gesto di allagare la città. Tutti i sudditi superstiti invocano il sacrificio dell’infame principessa, ma il re, Rozenn e Mylio la difendono. Distratti dal fragore di un tuono, Margared riesce a scappare e a gettarsi nelle acque, mentre san Corentino appare e proibisce a Mylio di recuperarla. La città è salva.
Romanticismo, folklore e rinnovamento musicale: il XIX secolo, epoca del Romanticismo e della formazione delle identità nazionali in Europa, è anche il periodo della riscoperta, della valorizzazione e della reinterpretazione dei patrimoni culturali regionali. Sulla scia della raccolta e della trascrizione di fiabe e leggende tramandate oralmente di generazione in generazione, la musica colta è attraversata, dopo il 1850, da una vasta corrente folcloristica. In tutto il continente, i compositori si ispirano a elementi provenienti dalle tradizioni popolari locali (melodie, ritmi, modi, timbri) per rinnovare i propri linguaggi musicali e rimettere in discussione i modelli accademici dominanti. In Francia, dopo il trauma della sconfitta contro la Prussia nel 1870, questo processo di riappropriazione musicale assume una connotazione nazionalista. Il ritorno alle tradizioni musicali popolari francesi appare come un antidoto all’egemonia artistica germanica, simboleggiata dall’influenza di Richard Wagner sui compositori del suo tempo.
Nato in gran parte da una rivisitazione cristiana di antichi miti celtici, il vasto corpus delle leggende bretoni descrive generalmente la città di Ys (Kêr-Is in bretone, che significa «città sottostante» o «città bassa») come una città sfarzosa situata al largo di Douarnenez, la cui corruzione morale avrebbe portato alla sua sommersione, catastrofe alla quale il suo sovrano, il re Gradlon (o Grallon), sarebbe sfuggito grazie all’intervento di San Corentin (o di San Guénolé, a seconda delle versioni). Nel corso dei secoli, diversi racconti fanno delle turpitudini della figlia di Gradlon, Dahut (talvolta chiamata Ahès), l’elemento scatenante di questa versione divina. Quest’ultima occupa un posto centrale nella versione rielaborata della leggenda proposta da Émile sotto il titolo Keris nella sua raccolta “Le Foyer breton” pubblicata nel 1842. La principessa vi appare come una maga che si abbandona a orge notturne al termine delle quali fa morire i suoi amanti. Questi eccessi attirano il diavolo, che assume allora le sembianze di un principe straniero per manipolare Dahut e sottrarle le chiavi delle dighe che proteggono dalle acque la città, costruita sotto il livello del mare. Il librettista Edouard Blau ne riprende alcuni motivi e ne adatta altri. In questa riscrittura, la caduta della città di Ys non è più causata dalla concupiscenza della figlia del re, ribattezzata Margared, ma dalla sua gelosia e dal suo desiderio di vendetta provocati dall’unione della sorella minore Rozenn e di Mylio, due personaggi nuovi. Il diavolo manipolatore diventa un principe bellicoso, Karnac, impegnato in un conflitto armato con Ys, che può essere letto come un riferimento alla recente guerra franco-prussiana. Il libretto di Blau riprende anche motivi presenti in opere importanti del repertorio. La bestemmia di Margared e l’animazione miracolosa della statua di San Corentin, che segnano l’irruzione del fantastico nel cuore del dramma, rimandano al confronto di Don Giovanni con la statua del Commendatore nell’opera di Mozart.
Lalo in quest’opera si rivela il grande sinfonista che è, mentre come operista si adegua a tutte le convenzioni del tardo grand opéra. «L’ascendente wagneriano si può indovinare nella catastrofe finale, con il suicidio come offerta espiatoria; anche la contrapposizione dei timbri vocali delle protagoniste (un soprano leggero e un falcon) richiama alla coppia Elsa-Ortrud, per quanto abbia non pochi antecedenti anche in terra francese, da ultimo proprio nelle figure antitetiche e complementari di Micaëla e Carmen. I contatti con Wagner si arrestano però a questi spunti episodici e non vanno a irradiarsi nel tessuto compositivo, che resta suddiviso in numeri chiusi che Lalo tenta di raccordare, ma che nella realtà restano impermeabili l’uno all’altro come ostriche. Echeggiano qua e là alcuni temi popolari, ma l’esotismo non riesce ad attecchire in maniera feconda, esaurendosi in alcune trovate di sapore boccaccesco, come l’arrembaggio dei fidanzati all’inizio del terzo atto; mancano quelle striature di sapore arcano che costituivano il fascino della Symphonie espagnole, qui soffocate nelle maglie più serrate di una strumentazione che aspira a grandiosità beethoveniane (maestro di Lalo era stato Habeneck), rinunciando alle arguzie della géométhrie più consanguinea alla spirito francese. La godibilità delle arie e la teatralità coinvolgente di alcune situazioni hanno comunque aiutato Le Roi d’Ys a imporsi, almeno in Francia, come una delle opere più amate nel repertorio di fine Ottocento; per quanto l’originalità di Lalo non vada ricercata in campo teatrale, anche questo lavoro, seppure appesantito da declamati un po’ monocordi e da eccessi nello stile del grand opéra, contiene oasi di canto indimenticabili». (Anna Tedesco)
Con la concertazione di Patrick Davin e la messa in scena di Jean-Louis Pichon, Le Roi d’Ys arriva all’Opéra de Wallonie nell’aprile del 2008 e la sua registrazione è la prima in assoluto del lavoro di Lalo. Nonostante il titolo, è Margared la vera protagonista dell’opera, qui un’intensa Giuseppina Piunti. Werner van Mechelen veste le panni del perfido Karnac e Sébastien Guèze, quasi un haute-contre, dà voce a Mylio. Piuttosto tetra la scenografia di Alexandre Heyraud che risolve comunque con efficace semplicità il cataclisma finale. Il regista Pichon neppure tenta una regia attoriale sui personaggi che rimangono abbozzi poco plausibili e senza alcuno spessore psicologico.
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